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Coppia di coniugi gestiva traffico di droga nel barese: dieci condanne

Il marito è accusato di aver gestito il business della droga, mentre la donna avrebbe gestito i contatti con gli acquirenti e la rete dei pusher, quando l'uomo era detenuto

Pubblicato in Cronaca il 14/01/2020 da Redazione

Il gup del Tribunale di Bari Valeria La Battaglia ha condannato a pene comprese tra i 15 anni e 10 mesi e i 6 anni di reclusione dieci presunti componenti di una associazione finalizzata al narcotraffico, aggravata dall’uso di armi, con base a Capurso (Bari).

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dal pm Chiara Giordano, hanno accertato che il traffico di droga in alcuni comuni della provincia di Bari, sarebbe stato gestito per anni da due coniugi 25enni di Capurso, il pregiudicato vicino al clan Di Cosola Michele Angelini (condannato a 15 anni e 10 mesi) e la moglie Melissa Carlone (condannata a 6 anni e 8 mesi), definiti negli atti "papà e mamma padroni". Il marito è accusato di aver gestito il business della droga, hascisc, cocaina e marijuana, della quale si sarebbe rifornito dalla Spagna, da Bari Vecchia e da un agricoltore locale che aveva messo a disposizione i suoi terreni per coltivare marijuana tra i vigneti. La donna avrebbe gestito i contatti con gli acquirenti e la rete dei pusher, quando il marito era detenuto. La madre di Angelini, Anna Rita Pasca (condannata a 6 anni e 8 mesi di reclusione), avrebbe messo a disposizione la sua casa per gli incontri tra i sodali e per custodire la droga, occupandosi anche di coordinare il recupero crediti.

Una sua amica, invece, Teresa Lamacchia (condannata a 6 anni) avrebbe avuto il compito di "guardiana della cupa", custodendo nella sua abitazione decine di armi e munizioni.
I fatti contestati risalgono agli anni 2015-2016. Le indagini hanno accertato anche un presunto episodio di tentata estorsione da parte di Angelini ai danni del titolare di una ditta di trasporto per un debito di droga, con richiesta di 10mila euro e, al suo rifiuto, lo avrebbe minacciato di morte arrivando ad esplodere 4 colpi di fucile contro il portone della sua abitazione come gesto intimidatorio. Gli imputati sono stati arrestati nel novembre 2017 e molti di loro sono tuttora detenuti in carcere o ai domiciliari.