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'Falso e truffa in concorso', sospeso il presidente della commissione tributaria di Bari

Secondo le indagini, Filippo Bortone 'sottoscriveva i provvedimenti in realtà redatti materialmente da terzi estranei alla funzione giurisdizionale'

Pubblicato in Cronaca il 12/02/2019 da Redazione

I finanzieri della Sezione anticorruzione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Barihanno eseguito una misura cautelare personale nella notifica della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della pubblica funzione di Presidente della Commissione Tributaria di Bari, per la durata massima di dodici mesi per tutti i reati contestati (falso e truffa, in concorso), nei confronti di Filippo Bortone, magistrato ordinario in pensione. La misura è stata disposta dal gip presso il Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia, nell’ambito di una complessa indagine svolta dalle Fiamme Gialle baresi in con la collaborazione la Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura del capoluogo dauno.

L'attività investigativa è una costola di quella più ampia, denominata "Giustizia Privata" diretta dalla procura  di Foggia, che vide coinvolti numerosi pubblici dipendenti e magistrati  - togati e non - delle Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale  - sezione staccata di Foggia - indagati per vari reati quali corruzione, falso e truffa, e culminata, nel novembre 2017, con l'arresto di 13 persone.

A stralcio di quell'indagine, fu avviato un secondo filone investigativo che ha visto coinvolti il Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, oggi destinatario della misura interdittiva, insieme ad altri due indagati già coinvolti nella prima tranche. Secondo la tesi dell'accusa l'indagato, negli anni 2013-2016, in quanto Presidente di varie sezioni della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia prima e di Bari poi, quale giudice relatore di centinaia di sentenze, sottoscriveva i predetti provvedimenti in realtà redatti materialmente da terzi estranei alla funzione giurisdizionale.

Di conseguenza, limitandosi esclusivamente a sottoscrivere le sentenze redatte da altri, induceva in errore il Ministero dell'Economia e delle Finanze  - ente erogatore del compenso spettante per la redazione di ciascun provvedimento giurisdizionale -, in ordine alla genuinità e alla "paternità" delle stesse



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