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Altamura, finanzieri scoprono fabbrica clandestina: produceva alcool di contrabbando

Il proprietario della struttura non è stato in grado di giustificare il possesso degli apparecchi utilizzati per la produzione dell'alcool

Pubblicato in Cronaca il 11/02/2020 da Redazione

Una vera e propria fabbrica clandestina per la produzione di alcool - completa di ogni apparecchiatura e perfettamente funzionante - è stata scoperta e sequestrata dalla guardia di finanza della compagnia di Altamura, a conclusione di un'operazione di servizio - coordinata dal I gruppo di Bari - a contrasto del contrabbando nello specifico settore. Il responsabile del traffico illecito è stato denunciato all'autorità giudiziaria per la commissione dei reati di "Fabbricazione clandestina di alcole e di bevande alcoliche" e di "Sottrazione all'accertamento ed al pagamento dell'accisa sull'alcole e sulle bevande alcoliche" (che prevedono, entrambi, la reclusione fino a tre anni e la multa non inferiore a 7.746 euro).

Le fiamme gialle da diverse settimane controllavano i movimenti di un 38enne altamurano sospettato di fabbricare clandestinamente alcool e bevande alcoliche - noto alle Forze dell'ordine, in quanto gravato da numerosi precedenti di polizia, tra l'altro, per ricettazione, reati tributari, furto, appropriazione indebita e truffa - attraverso mirati pedinamenti volti a individuare i mezzi utilizzati per gli spostamenti effettuati, i luoghi frequentati nonché le persone incontrate.

I finanzieri altamurani, avendo acquisito evidenze sull'esistenza della fabbrica abusiva in una contrada di Altamura, hanno deciso di effettuarvi una perquisizione, a seguito della quale hanno rinvenuto: un alambicco di grandi dimensioni costruito artigianalmente (caldaia per la distillazione), collegato, mediante un tubo, ad una serpentina di raffreddamento; un deflemmatore (sistema di raffreddamento); un bruciatore posto sotto l'alambicco, alimentato da una bombola a gas; un contenitore in metallo nel quale confluiva acqua di raffreddamento proveniente da 3 cubotti in plastica trasparente della capacita di 1.000 litri cadauno; un termometro laser; un densimetro; un contenitore metallico della capacità di 200 litri e bottiglie contenenti complessivamente 242 litri di alcool di contrabbando, nonché altri recipienti (comprensivi di tappi) e bombole a gas vuoti.


Le fiamme gialle hanno, pertanto, richiesto al responsabile l'esibizione sia della documentazione amministrativo-contabile legittimante il possesso del materiale rinvenuto sia delle autorizzazioni amministrative previste dalla normativa di riferimento, necessarie per la legittima fabbricazione di alcool e bevande alcoliche. Il soggetto controllato non è stato, tuttavia, in grado di fornire alcun documento giustificativo anche con riferimento al possesso degli apparecchi utilizzati per la produzione dell'alcool, risultati non previamente denunciati e controllati dall'amministrazione finanziaria, come richiesto dalla normativa di riferimento a tutela dei consumatori del prodotto e degli interessi erariali. Infatti, l'impiego di alcool da fabbricazioni clandestine nella produzione di bevande può essere pericoloso per la salute a cause delle impurità presenti (ad esempio, nel processo di distillazione di vinacce e di acqua, per ottenere la grappa, i vapori delle sostanze in ebollizione sino a una certa temperatura sono formati da alcool metilico, aldeide acetica e metanolo, che se ingeriti diventano estremamente tossici), nonché dannosa per le imprese regolari che corrispondono allo Stato le imposte sul prodotto messo in commercio.

In particolare, l'incidenza delle imposte - rappresentata dalla sommatoria delle accise (imposte indirette sulla produzione o sul consumo, tra l'altro, di prodotti alcolici) e dell'I.V.A. - sul prezzo medio, pari a 20 euro, di un litro di alcool puro è superiore al 96%, al punto che per gli alcolici la tassazione incide nettamente sul prezzo finale più del valore della materia prima (alcool etilico 96%) che è di circa 1 euro al litro anidro. È evidente, quindi, il rilevante danno economico che le condotte illecite scoperte provocano, oltre all'erario, anche all'intera filiera imprenditoriale del settore, con un conseguente grave inquinamento del mercato, dal momento che pagare l'I.V.A. e le accise su un prodotto alcolico significa non poter praticare determinati prezzi al ribasso, invece consentiti a quegli operatori disonesti che acquistano il prodotto "in nero".