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Bari, estetista uccisa: Cassazione annulla assoluzione dell'ex amante

Sarà un nuovo processo d’appello a stabilire se Antonio Colamonico uccise la 29enne Bruna Bovino

Pubblicato in Cronaca il 11/01/2020 da Redazione

Sarà un nuovo processo d’appello a stabilire se Antonio Colamonico uccise l’ex amante Bruna Bovino, la 29enne italo-brasiliana ammazzata il 12 dicembre 2013 nel centro estetico che gestiva a Mola di Bari. La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio la sentenza con la quale nel novembre 2018 la Corte di Assise d’Appello di Bari aveva assolto Colamonico, «per non aver commesso il fatto», ribaltando la decisione della Corte di Assise che, in primo grado, l’aveva condannato a 25 anni di reclusione, disponendone la scarcerazione dopo quattro anni e mezzo.

Colamonico, difeso dagli avvocati Nicola Quaranta e Nico D’Ascola, era stato arrestato nell’aprile 2014 con l’accusa di omicidio volontario e incendio doloso, appiccato secondo l'accusa per cancellare le prove del delitto appena compiuto. Il corpo della donna fu trovato semicarbonizzato sul pavimento del centro estetico, fra brandelli di indumenti e sangue, dopo essere stata uccisa con 20 colpi di forbici e strangolata.

Nelle motivazioni con le quali la Corte di Assise d’Appello aveva assolto l’imputato un anno fa, i giudici evidenziavano tra l'altro che nelle indagini non sarebbe stata «esplorata» una pista che «avrebbe richiesto maggiore attenzione investigativa», e cioè la presenza di capelli rossi appartenenti a una donna tra le mani insanguinate della vittima, probabilmente riconducibili al vero assassino. I giudici della Suprema Corte hanno però accolto il ricorso della Procura generale di Bari e delle parti civili - i familiari della vittima e alcune associazioni antiviolenza - i quali sul punto ritenevano che quei capelli fossero della vittima. Bruna Bovino, «già sanguinante, nell’afferrare le mani del suo aggressore che le cingevano il collo durante le fasi dello strozzamento», è scritto nel ricorso, si sarebbe «strappata capelli rimasti involontariamente bloccati nella presa delle sue stesse mani».