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Fondazione Petruzzelli, il sovrintendente: 'Assumere e poi licenziare'. Emiliano: 'Analisi giusta'

Massimo Biscardi ha partecipato ai lavori della sesta Commissione del Consiglio regionale per spiegare la strategia

Pubblicato in Cronaca il 10/06/2016 da Redazione

"L'assunzione di altre 180 persone significa il fallimento della Fondazione Petruzzelli e per evitarlo è necessario dichiarare la soccombenza in tutte le azioni legali promosse dai lavoratori, per poi assumere tutti ed immediatamente dopo procedere ai licenziamenti". Lo ha dichiarato il Sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, Massimo Biscardi, durante la sua audizione a Bari nell'ambito dei lavori della sesta Commissione del Consiglio regionale pugliese, in ordine all'attuale situazione amministrativa ed alle prospettive future dell'Ente lirico sinfonico. Sono 181 i ricorsi nei confronti della Fondazione lirica Teatro Petruzzelli di Bari, da parte di dipendenti assunti con contratto a tempo determinato.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha commentato le dichiarazioni di Biscardi durante l’audizione:“Il sovrintendente ha ricostruito correttamente il contesto nel quale avvennero le chiamate dirette per orchestra e coro dal 2009 al 2011, ribadendo che erano perfettamente legali. La Fondazione in quegli anni aveva più volte chiesto al Ministero l'autorizzazione a svolgere i concorsi per completare la pianta organica che era sempre stata negata. Il Sovrintendente ha ribadito che l'istituto della chiamata diretta è stato correttamente e legittimamente usato dalla Fondazione al solo fine di non interrompere le attività dopo che la Provincia di Bari, senza alcuna ragione, non concesse più alla Fondazione l'utilizzo della propria orchestra”.

 

 Biscardi, in risposta a chi gli ha chiesto come mai negli anni 2009-2011 fossero state impiegate più risorse che negli anni successivi, ha precisato che la programmazione imponente seguita alla riapertura del Teatro Petruzzelli ed allo scopo di rilanciarne l'attività dopo decenni di chiusura, era quasi doppia per numero di opere e di rappresentazioni rispetto a quelle più ridotte degli anni successivi e pertanto questa era l'unica ragione dei maggiori costi di quell'epoca