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Traffico di rifiuti illeciti in Puglia, i dati del Rapporto Ecomafie confermano le rivelazioni di Carmine Schiavone

Nel 2012 accertate 522 infrazioni. Il 10% del totale in Italia

Pubblicato in Cronaca Ambiente il 08/11/2013 da R.M.

 

Si torna a parlare del presunto traffico di rifiuti tossici nelle provincie di Lecce e Brindisi, dopo le dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone. L’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente infatti, confermerebbe tale ipotesi. Basti pensare che ammontano a 522 le infrazioni accertate da forze dell’ordine, capitanerie di porto e polizie provinciali sugli illeciti commessi nell’ambito del traffico dei rifiuti in Puglia.

Nell’indagine di Legambiente, sviluppata anche sulla base della relazione finale dedicata alla Puglia della Commissione parlamentare di inchiesta, spicca uno scenario preoccupante per la regione. Al primo posto c'è Bari con 185 infrazioni, 318 persone denunciate e 119 sequestri, seguita da Taranto con 104 interventi, 100 denunciati e 76 sequestri. Terza posizione per Lecce (in crescita rispetto allo scorso anno), ed infine Brindisi, Foggia e la Bat. Le infrazioni commesse in Puglia rappresentano il 10 per cento del totale nazionale. Sotto osservazione soprattutto il traffico di rifiuti dalla Campania alla Puglia. Quattro le zone più colpite: Bari, Foggia , Andria e Canosa dove sono state individuate realtà criminali collegate con la Campania. Sono soprattutto i Casalesi, clan campano, ad occuparsi di questo settore. Secondo quanto riferito dalla commissione parlamentare, "vi sono dati che rendono la Puglia particolarmente permeabile alle infiltrazioni della criminalità: da un lato la collocazione geografica, dall’altro la presenza di importanti realtà industriali e la sussistenza di stretti legami tra la criminalità pugliese e quella organizzata delle regioni vicine, in particolare Campania e Calabria".

La Puglia viene utilizzata anche come terra di passaggio, nel campo dei traffici transregionali (si ricorda l’indagine di traffico illecito di rifiuti smaltiti nelle discariche pugliesi di Grottaglie e di Taranto) e transanazionali per la Cina, i paesi dell’Africa del Sud e il Medio Oriente. 



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