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Criminalità in Puglia, rapporto Dia: 'Le mani del clan su racket ed estorsioni, situazione instabile in provincia di Foggia'

La relazione semestrale dell'organo antimafia disegna il quadro della situazione. A Lecce la Sacra Corona Unita risulta notevolmente ridimensionata

Pubblicato in Cronaca il 08/02/2018 da Redazione

Racket delle estorsioni, rapine e traffico di stupefacenti. Sono queste le attività più redditizie della criminalità organizzata barese. È quante emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia riguardante il primo semestre del 2017.

Nel capoluogo pugliese “gruppi agguerriti manifestano una forte capacità di rigenerarsi e aggregarsi velocemente attraverso nuovi reclutamenti”. Gli investigatori segnalano l’operatività del clan ‘Strisciuglio’, legato al Borgo Antico e attivo nei quartieri Libertà, Stanic, San Paolo, San Girolamo, Palese, Santo Spirito, Enziteto, Catino e Carbonara.

A completare il quadro sono i clan Campanale, Lorusso, Telegrafo, Mercante- Diomede, Parisi-Palermiti. In provincia si segnala l’importanza di Altamura, centro nevralgico per il traffico di stupefacenti e fonte di rifornimento per le città di Matera e Gravina, oltre a Bitonto e Modugno, i centri dove partono i commando armati per le rapine ai tir e commercianti.

Il quadro criminale della provincia di Foggia è quello che “desta maggiore allarme sociale” a causa dell’assenza “di un organo verticistico condiviso che possa dettare una strategia unitaria che determina uno stato di costante fibrillazione all’interno delle singole aree”.  

Anche l’area garganica si conferma instabile, “in ragione di una serie di variabili che influenzano, da tempo, l’evoluzione del fenomeno, tra cui ricorre la presenza di giovani emergenti, nonché la vicinanza geografica con le realtà mafiose di Foggia e Cerignola”. In provincia di Lecce la Sacra Corona Unita, ormai priva di caratteri unitari e verticistici, risulta ora notevolmente ridimensionata. Tuttavia “la pressione sul territorio esercitata da tali formazioni appare ancora significativa”. In provincia di Brindisi si continua ad osservare una fase di stabilità tra i sodalizi locali, in grado di intessere stabili relazioni nel nord Italia per il traffico di stupefacenti, settore in cui si conferma il forte interesse anche dei clan tarantini e di quelli operativi in Basilicata.