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La neotenia degli snowbabies

Una riflessione sulla storia della bimba nata da un embrione congelato 28 anni fa

Pubblicato in Cronaca Salute il 05/12/2020 da Angelo Schiavone

Molly Everette Gibson è vissuta allo stato embrionale per circa 28 anni aspettando il momento della nascita, avvenuta il 26 ottobre 2020. L'embrione era stato congelato nell'ottobre del 1992. 


Quello che numerose testate giornalistiche hanno commentato come un perverso artificio umano, in natura avviene da sempre e prende nome di neotenia.

Definiti dalla stampa "snowbabies", in riferimento a quei putti vestiti di neve che imperversano nelle vetrine dei negozi a natale, sono embrioni che vivono in sospensioni ghiacciate per anni, in attesa che qualcuno dall'esterno modifichi le condizioni climatiche e avvii lo scongelamento aprendo loro la finestra perché  scoprano la bellezza della vita. Durante la gestazione svilupperanno organi e arti coi quali da bambini potranno camminare ed esplorare un nuovo mondo.


In natura esiste una speciale salamandra, l'Axlolotl che alla nascita persevera nella forma giovanile di pesce al fine di condurre un esistenza acquatica sicuramente più vantaggiosa. Si trasforma nella forma adulta di salamandra in condizioni di siccità per procurarsi il cibo fuori dall'acqua. 


Quando Molly, al termine della sua esistenza, immaginando se stessa da embrione, potrà tirare le conclusioni su questa vicenda, se si interrogherà sulla sua lunga vita da embrione, potrà trovare come interlocutore Ungaretti che, all'approssimarsi del Natale, scrive:


Non ho voglia

di tuffarmi 

in un gomitolo

di strade

ho tanta

stanchezza

sulle spalle

lasciatemi

così

come una

cosa

posata

in un angolo

e dimenticata

qui

non si sente

altro

che il caldo buono

sto

con le quattro 

capriole

di fumo

del focolare.


Oggi, nel mondo, migliaia di altri embrioni vivono ibernati tra quattro capriole di fumo di azoto liquido. Mi piace immaginare questi piccoli esseri, in attesa di una vita futura da bipedi pensanti, che dialogano tra loro nel congelatore e, col terrore di affrontare probabili guerre, pandemie, o più semplicemente l'assurdità di una esistenza condotta alla faticosa ricerca di un lavoro o di un coniuge col quale ripetere il perenne rituale della procreazione, urlano i versi di Ungaretti: lasciateci così, come una cosa, posata in un angolo e dimenticata!



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