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ArcelorMittal, il sindaco Melucci: 'La città non è disposta ad accettare ulteriori ricatti'

Il primo cittadino di Taranto: 'Sbagliano tutti quei politici e leader che in queste ore gridano allo scandalo in favore del gestore, dimenticando ogni minima delicatezza versa Taranto'

Pubblicato in Cronaca il 05/11/2019 da Redazione

“È un momento drammatico per Taranto e per i lavoratori dell’ex Ilva, perciò la cautela deve essere massima, attendiamo le determinazioni del Governo prima di pronunciarci sulle ultime iniziative di ArcelorMittal, che certo anche in questo momento, per quanto fosse nota la questione dello scudo penale, non ha brillato per senso di responsabilità e propensione al dialogo verso le Istituzioni e il territorio che li ospita, non senza nuove recriminazioni”:  Così il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commenta la notizia della richiesta di rescissione del contratto avanzata da ArcelorMittal. 

Per Melucci, sbagliano “tutti quei politici e leader che in queste ore gridano allo scandalo in favore del gestore, dimenticando ogni minima delicatezza versa Taranto". "Lo ribadiamo a chiare lettere - prosegue - per quanto sia auspicabile la certezza del diritto per tutti gli investitori, non è a causa dello scudo penale che rischiamo di perdere l'acciaio, ma per quello che ArcelorMittal ci sta facendo vedere da settimane, per esempio, sul camino E312 e per la resistenza contro l'introduzione di una valutazione del danno sanitario. Voglio vedere in questa crisi una opportunità, nonostante tutto”.

“Se la loro fosse solo tattica sarebbe già riuscita male, oltre che risultare uno sberleffo per una città che ha tanto sofferto e non è più disposta ad alcun genere di ricatto. Se non lo fosse, come in fondo ci auguriamo, dovremmo essere pronti ad un rilancio coraggioso, per i nostri lavoratori e per i nostri concittadini", spiega il sindaco e aggiunge: "Se il Governo, come sembrerebbe dalle prime mosse, avrà - conclude - la forza di tenere al tavolo del negoziato ArcelorMittal, forse ci sarà ancora spazio per rimettere in equilibrio tutte le esigenze, quelle ambientali e sanitarie, come quelle occupazionali e tecnologiche, persino quelle giuridiche ed economiche connesse al contratto”.