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Bari, traffico di droga ed estorsioni ai costruttori: sei pluripregiudicati condannati a venti anni di reclusione

Il Tribunale ha inflitto 58 condanne a pene comprese fra i 20 anni e i 6 mesi di reclusione

Pubblicato in Cronaca il 05/11/2016 da Redazione

Nel processo con rito abbreviato in cui era contestato l'omicidio di Giuseppe Mizzi, vittima innocente di mafia, ucciso per errore nel marzo 2011 a Carbonara, il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha inflitto - otre all'ergastolo nei confronti del presunto mandante del delitto, il boss Antonio Battista - ha inflitto altre 58 condanne a pene comprese fra i 20 anni e i 6 mesi di reclusione. La pena più alta è stata inflitta nei confronti di sei pluripregiudicati baresi ritenuti vicini al clan Di Cosola: avrebbero gestito il traffico di droga e le estorsioni ai costruttori ai quali imponevano l’acquisto di cemento scadente da un’azienda loro vicina.    
Condannata a 7 anni di reclusione la moglie del boss Antonio Battista, Lucia Masella, collaboratrice di giustizia che con le sue accuse nei confronti del marito ha contribuito a far riaprire il caso sull'omicidio Mizzi.

Riconosciuto anche il risarcimento danni nei confronti delle costituite parti civili, i familiari di Mizzi, due imprese edili e l'Ance Bari e Bat.