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BARLETTA, VANDALI NEL CENTRO STORICO. GLI PSICOLOGI: “DISAGIO SOCIALE DA NON SOTTOVALUTARE”

Pubblicato in Cronaca il 05/04/2022 da Redazione
“Sentimenti di rabbia e impotenza accumulati in anni di restrizioni. C’è necessità di recuperare spazi di condivisione e di ascolto”. Il consigliere dell’Ordine degli psicologi di Puglia Geremia Capriuoli interviene in merito all’allarme vandalismo lanciato dai residenti del centro storico di Barletta.
Alle consuete difficoltà adolescenziali si sono abbattute le conseguenze della pandemia che hanno acuito situazioni personali e familiari che già erano fragili. “Gli adolescenti sono i soggetti che hanno subìto le maggiori ripercussioni durante la pandemia e adesso ne stiamo pagando le conseguenze” continua Capriuoli. “La condizione di restrizione ha amplificato uno stato di tensione e stress che da alcuni ragazzi è stato introiettato, procurando un innalzamento esponenziale di situazioni depressive e comportamenti autolesivi, da altri è stato esteriorizzato”.
I residenti della zona del centro storico che vedono minacciato il loro spazio vitale pongono l’attenzione sulla questione sicurezza, chiedendo maggiori controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine. Dall’altro gli psicologi sottolineano quanto il disagio psichico e sociale percepito durante la pandemia sia un problema da non poter derubricare e sottovalutare. 
"Siamo in una società liquida e le relazioni liquide hanno reso tutti più soli ed isolati, in una sorta di “delirio narcisistico dell’Io” mortificando i sentimenti di appartenenza e di comunità. Quello su cui dobbiamo lavorare è una educazione alla relazionalità e alla socio-affettività. Dobbiamo spingere famiglia, ma soprattutto la scuola, al riconoscimento del valore dell’altro come inalienabile per la propria identità. L’educazione alla relazionalità e alla socio-affettività valorizza l’altro non come un nemico ma come un’opportunità di crescita ed è per questo che questi strumenti devono entrare nell’abito quotidiano di famiglia ma soprattutto nella scuola” conclude Capriuoli.

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