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Marò, i documenti dell'autopsia confermano che i proiettili non erano di Latorre e Girone

Il proiettile estratto dall'anatomo patologo dal cervello di una vittima è troppo grande per essere stato sparato dalle armi che i marinai pugliesi avevano in dotazione

Pubblicato in Cronaca il 04/01/2016 da Redazione

Importanti particolari emergono sulla questione marò. I documenti consegnati dall’India al Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo potrebbero scagionare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri accusati dell’omicidio di due pescatori indiani. Secondo quanto riportato dal ‘Quotidiano Nazionale’, le testimonianze di due pescatori che avrebbero assistito all’omicidio si somigliano eccessivamente.

Freddy Bosco e il marinaio Kenserian hanno dichiarato che la loro imbarcazione "finì sotto il fuoco non provocato e improvviso dei marinai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone della Enrica Lexi". Tuttavia entrambi avrebbero sbagliato a pronunciare il nome della nave difesa dai Marò, che in realtà si scrive “Lexie”.

 

Un altro campanello d’allarme che mina la veridicità della tesi indiana riguarda l’autopsia sui corpi delle vittime, effettuata dall’anatomo patologo K. S. Sasika. Nell’allegato si legge infatti che il proiettile estratto dal cervello di un pescatore è troppo grande per essere ucciso dalle armi che i fucilieri avevano in dotazione.

 

I documenti continuano a suscitare dubbi sulle accuse lanciate dal governo indiano nei confronti dei due fucilieri pugliesi.