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Taranto, dall'Ilva ancora fumi pericolosi: la denuncia in un VIDEO

Fabio Matacchiera responsabile del Fondo Antidiossina chiede risposte alla Procura

Pubblicato in Ambiente il 05/05/2014 da Redazione
Nuovo video messaggio collegato ad un esposto rivolto alla Procura da parte di Fabio Matacchiera, responsabile del Fondo Antidiossina di Taranto. Dall’industria si sprigionerebbero ancora ancora fumi pericolosi. Le immagini si riferiscono allo scorso 2 maggio.
Matacchiera chiede risposte alla Procura. Ecco il testo del messaggio indirizzato al Procuratore della Repubblica, Dott. Franco Sebastio:


“Signor Procuratore della Repubblica, Dott. Franco Sebastio, mi rivolgo a Lei dopo aver seguito una sua recente intervista rilasciata presso gli studi di una tv locale. Alla domanda che Le è stata posta su quale sia la situazione attuale per quanto riguarda l’emergenza ambientale legata all’Ilva, non risulta che Lei abbia fornito alcuna risposta. Fermo restando il riconoscimento dei meriti della magistratura tarantina nell’accertamento dei fatti per i quali è stato avviato il noto processo che seguirà il suo corso, la cittadinanza si chiede, che cosa gli inquirenti stiano facendo adesso, considerata anche la corposa documentazione che Le è pervenuta dalle autorità ambientali e sanitarie, nonché dagli stessi custodi giudiziari, come riportato dai mezzi di informazione.

Documentazione che mette ancora una volta in risalto il protrarsi delle conseguenze dannose e pericolose derivanti dalle emissioni e dalle criticità dell’impianto Ilva che sono ancora in atto. Non meno puntuali sono anche i numerosi esposti e la corposa documentazione, anche filmata, trasmessa da noi ambientalisti al suo ufficio e ai Carabinieri del NOE di Lecce.

Va ricordato che gli impianti inquinanti sono tuttora sottoposti a sequestro preventivo che, per legge, ripeto per legge, deve servire ad evitare il protrarsi delle conseguenze dannose o pericolose del reato e ad evitare che possano essere commessi ulteriori reati. Va ricordato, in particolare, che la Corte Costituzionale con sentenza n. 85/2013 ha confermato la persistenza del sequestro sia pure concedendo all’azienda la facoltà d’uso degli impianti, e – aspetto di estrema importanza – ha affermato a chiare lettere che la stessa facoltà d’uso può essere revocata dalla autorità giudiziaria “qualora le prescrizioni non siano puntualmente, scrupolosamente e costantemente osservate”. Dunque, è possibile che l’autorità giudiziaria competente revochi la facoltà d’uso degli impianti tuttora sotto sequestro, sempre che l’Ufficio che Lei dirige si attivi in tal senso, secondo le regole del nostro ordinamento.

I miei concittadini chiedono di sapere se sino ad oggi siano stati posti in essere almeno gli interventi maggiormente significativi e più urgenti per la interruzione delle emissioni nocive per la salute umana. Chiedono di sapere quali siano le iniziative che la Procura di Taranto sta promuovendo in ossequio a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, la quale ha affermato che “l’osservanza delle prescrizioni dell’Aia riesaminata deve essere continuamente controllata, con tutte le conseguenze giuridiche previste in generale dalle leggi vigenti per i comportamenti illecitamente lesivi della salute e dell’ambiente”.

La stessa Corte Costituzionale ha specificato che “se non vengono osservate le puntuali previsioni del nuovo provvedimento autorizzativo (Aia), l’Autorità Giudiziaria, nell’ambito delle proprie competenze, deve adottare tutte le misure idonee necessarie a sanzionare, anche in itinere, le relative inadempienze”.

Infine, Sig. Procuratore, Le ricordiamo che, fino a pochi giorni fa, Le abbiamo inviato un ennesimo esposto costituito da riprese satellitari dalle quali si vede, senza ombra di dubbio, che attorno alla vasche denominate “Mater Gratiae”, autorizzate solo recentemente per legge, ad uso discarica, ci sono almeno altri sette siti sospetti che non sembrano rientrare tra quelli autorizzati, dove sono stati realizzati lavori di scavo e di colmata.

Restiamo in attesa di conoscere gli esiti delle iniziative istruttorie che sicuramente l’ufficio da Lei diretto non sta mancando di adottare.

In conclusione credo che la cittadinanza abbia il diritto di sapere se per la Procura di Taranto la situazione attuale dello stabilimento siderurgico, tanto in relazione alle emissioni diffuse che continuano incessantemente a provenire abbondanti dagli impianti inquinanti posti sotto sequestro, quanto in relazione ai siti dell’area circostante la discarica Mater Gratiae, se tale situazione attuale (dicevo!) abbia per la Procura di Taranto rilevanza penale oppure no e, in caso positivo, quali iniziative la Procura di Taranto stia assumendo per interrompere doverosamente eventuali attività criminose, pericolose e dannose per l’ambiente e per la salute delle persone”.