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Giornata Mondiale della Terra, il video dell’artista austriaco Andreas Mares per tutelare l'ambiente

Pubblicato in Ambiente il 22/04/2021 da Redazione

In tempi di pandemia la natura e l’opera di chi se n’ è occupato e continua a farlo, è una fonte inesauribile di ispirazione al fine di coltivare la propria creatività in funzione della salvaguardia dell’ambiente e di tutti gli argomenti ecologici collegati ad essa. Come ogni anno Design for Everyday Life segue la sua missione anche nel 2021 con la realizzazione di una serie di progetti interdisciplinari che concentrano l’attenzione del pubblico sulle costanti minacce ambientali, un triste ritornello che echeggia nelle orecchie come il riscaldamento globale, la siccità, l’impoverimento del suolo, l’inquinamento, le malattie degli alberi, il fenomeno della deforestazione, ma anche le difficoltà degli animali che perdono sempre più spesso il loro habitat naturale. Per la Giornata Mondiale della Terra Elisabeth Vermeer per Design for Everyday Life ha scelto un breve video dell’artista austriaco Andreas Mares.

Dal 2009 il suo nome compare pubblicamente in una rete internazionale d’ istituzioni d'arte e nei festival di video arte dove è stato premiato diverse volte per i soggetti scottanti delle sue produzioni. L’ultimo decennio è stato marcato da intense fasi creative che hanno maturato il soggetto che esprime la sua cifra al meglio: l’eliminazione del confine tra uomo e animale, un argomento che diventa esemplare nel suo video “Zugvogel. L’uccello migratore” tematizzando l’empatia tra l’artista e un uccello che vola contro il finestrino della macchina. Ad un certo punto del suo percorso l’artista si confronta con il pensiero del filosofo tedesco Peter Sloterdijk secondo il quale l’uomo condivide con l’animale una simile origine biologica, ma, in quanto prodotto antropotecnico e paranaturale, s’innalza ad uno statuto ontologico che lo rende più vicino agli dei che ai suoi simili. Solo nel momento del “venire al mondo” l’uomo e l’animale sorgono dall’interno, da un mondo condiviso, latente, segreto. Mares traduce questo concetto nel linguaggio della video arte tramite un’architettura compositiva che ricorda un dramma antico. Di fronte all’unità di luogo, di tempo e d’azione diventiamo partecipi di due vite che si specchiano a vicenda: un animale il cui viaggio finisce violentemente e l’artista che tenta disperatamente di salvarlo. L’uccello diventa soggetto equivalente all’artista, anche se perde successivamente di nuovo su livello metaforico e simbolico. Faccia a faccia con l’animale ferito l’uomo vive la sua propria morte, le defaillance, le sue costanti ricadute. Nel nuovo video d’arte “Gesang / Canto” che viene presentato in occasione della Giornata Mondiale della Terra, Mares resta fedele alla sua maniera narrativa che implica, come sempre, una denuncia. In questo caso l’artista accusa la nostra indifferenza nei confronti dell’ambiente in cui la flora e la fauna, le piante e gli animali hanno un loro ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza sulla terra. Rispettare l’ambiente significa anche conoscerlo nei suoi minimi dettagli, riscoprire noi stessi nel mondo naturale e agricolo.

Nel mirino della videocamera capita una cavalletta incidentata che si è smarrita nello studio dell’artista. Le cavallette provocano delle associazioni negative connesse alle piaghe bibliche oppure alla fiaba della cicala che canta e della formica laboriosa, o magari alludono ai manager sconsiderati del Hedgefonds, e alle visioni d’orrore delle invasioni delle cavallette nei film di science fiction. Per apprezzare la trama di Mares, ci vuole una spiccata sensibilità. IL videomaker predilige le inquadrature epiche, il lento progredire dell’azione. Nella sua immaginazione la cavalletta rassomiglia piuttosto ad un insetto in esilio che si è finalmente sistemato. Non partecipa più alle migrazioni di massa distruggendo i campi da grano. Con un movimento elegante delle sottili zampe posteriori, lascia abbastanza spazio per gli altri della sua specie. Forse questa mutazione è un segno provvidenziale per la biosfera, un modello futuro per una vita dopo il cambiamento climatico. Il suo battito d’ali, accompagnato dal canto, viene orchestrato dai secondi che passano. Noi non siamo più abituati alla lentezza, ad una lentezza che crea quasi dolore, allo sguardo che sa di pazienza, all’attesa. Come non siamo più abituati al rispetto di qualsiasi forma di vita, per contribuire alla sostenibilità, all’equilibrio ecologico sulla terra. Siamo cosi indifferenti nella nostra superficialità che siamo noi le cavallette e le cavallette, di loro canto, dei contemporanei premurosi.



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