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Prometeo 2000, l'au Delle Foglie: 'L'impianto non danneggia la salute, serve chiarezza'

La società chiarisce alcuni punti contestati dal comitato dei cittadini torittesi

Pubblicato in Ambiente il 18/05/2016 da Redazione

Di seguito un comunicato diffuso dalla società Prometeo 2000, che ha voluto replicare all’intervista rilasciata dall’avvocato Pasquale Regina (membro del comitato ‘Econostro’ di Toritto) ai nostri microfoni.

 

“Prometeo 2000 non è un impianto di smaltimento rifiuti. È un impianto di recupero della frazione organica, (il cosiddetto umido, composto da scarti di cucina e residui vegetali prodotto dai cittadini) finalizzato alla trasformazione degli stessi rifiuti in fertilizzante”. L’amministratore unico di Prometeo 2000, la società che ha avviato il procedimento autorizzativo per l’ adeguamento dell’impianto industriale in agro di Grumo Appula è costretto a partire dai fondamentali, la differenza tra smaltimento e recupero: “Sento utilizzare da persone che pretendono di fare chiarezza e quindi dovrebbero essere non dico qualificate ma almeno preparate, termini inappropriati”, afferma Delle Foglie, “mi chiedo se questa terminologia sia dovuta solo a scarsa conoscenza o non sia invece mirata a creare confusione e alimentare paure ingiustificate”.

“Questo dubbio diventa ancora più forte quando sento sostenere con ostentata convinzione che l’impianto, progettato nel 1999, avrebbe cambiato destinazione d’uso. Un’affermazione priva di fondamento: l’impianto è nato come impianto di compostaggio industriale e tale è rimasto anche nelle richieste del 2016. Nel progetto di adeguamento presentato per l’autorizzazione Via-Aia confermiamo di voler attuare il trattamento dei rifiuti organici per produrre un fertilizzante naturale, senza alcuna aggiunta chimica. Le uniche differenze”, chiarisce l’amministratore, “sono dovute ai doverosi adeguamenti tecnologici che oggi sono necessari alla luce delle evoluzioni delle tecnologie e delle normative di settore. Un esempio su tutti è la riduzione del materiale organico in entrata, che era di 800 tonnellate al giorno prevalentemente di fanghi a 400 tonnellate al giorno di FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), una drastica riduzione per poter assicurare il miglior processo produttivo senza provocare impatti esterni anche sul piano degli odori”.

“In questo momento - prosegue Delle Foglie - si sta cavalcando un tema che rispetto alla realtà è quanto meno dubbio: che la Puglia sia autosufficiente per il trattamento dei rifiuti organici, che il bisogno di impianti di compostaggio è nullo. Senza entrare nel merito dei macroscopici errori contenuti in termini di disponibilità impiantistica mostrati nel Decreto delle Presidenza del Consiglio dei Ministri sventolato come “verbo”, giova ricordare che la realizzazione di nuovi impianti, ancorché privati, che trattano rifiuti -  per legge  a libero mercato - può essere condivisa ma non può essere osteggiata a priori. Ancor più incomprensibile appare l’azione “demolitrice” intrapresa per impedire il completamento di un impianto autorizzato, già esistente, che ha visto confermate le ragioni dei proprietari nei massimi gradi di giudizio”.

Le previsioni stimate che porterebbero a giudicare non necessari altri impianti di compostaggio in Puglia considerano una produzione di 110-120 chili di organico annuo pro capite. Stima possibile a Milano, non certo in Puglia, per il tipo di abitudini alimentari del Sud. E la verifica è facile, basta consultare il portale ambientale della regione Puglia e osservare il dato del comune di Barletta, uno dei comuni che fa la raccolta differenziata dell’organico  - e la fa piuttosto bene -  per capire che la quantità di organico supera notevolmente quella di 110 chilogrammi e raggiunge i 170! Se poi si volesse essere lungimiranti e tenere conto che la percentuale di differenziata è ancora modesta e non ha raggiunto i livelli ottimali, le deduzioni sono semplici. Gli impianti della provincia di Bari non sono sufficienti”

Sconcertante è l’affermazione “Temiamo la compromissione di prodotti di qualità come la mandorla di Toritto, l’olio extravergine d’oliva e i vini DOCG di Gioia del Colle e DOC Castel del Monte…”

Su questo punto Delle Foglie è categorico “Essere coerenti con buone pratiche di sostenibilità ambientale ed agronomica non può creare danni né alla salute né all’ambiente. Ciò che può compromettere la qualità dei nostri prodotti è conservare pratiche arcaiche che utilizzano in maniera indiscriminata fertilizzanti chimici e trattamenti antiparassitari massicci. Questa, fra le tante imprecisioni ascoltate sulla Prometeo 2000, è la peggiore, una vera manifestazione di grettezza e arretratezza culturale.”

“Credo che su tutta la questione si debba fare chiarezza”, conclude Leonardo Delle Foglie, “il vero mostro non è l’impianto di compostaggio, che non danneggia la salute e tantomeno l’agricoltura, ma la grave mancanza di conoscenza di alcuni capipopolo che manipolano le informazioni e diffondono notizie fuorvianti e allarmistiche”. 



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