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Trivelle, Emiliano risponde a Serracchiani e Guerini: 'Il referendum è colpa del Governo, non ha discusso con le regioni'

I due vicesegretari Pd hanno diffuso una nota definendo 'inutile' il voto del 17 aprile

Pubblicato in Ambiente il 18/03/2016 da Redazione

Guerra interna nel Partito Democratico sul referendum abrogativo riguardante le trivellazioni in mare. Ieri i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani hanno diffuso una nota definendo il voto del 17 aprile “inutile” perché “non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta l’Europa”.  “Lunedì – conclude il comunicato - vedremo chi ha i numeri, a norma di Statuto,  per utilizzare il simbolo del Pd".

 

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha risposto duramente ai suoi compagni di partito: “È dunque sbagliata e ingiusta la posizione espressa dai vice segretari del Partito che addebita ai promotori del referendum la responsabilità per le spese del referendum. Per due ordini di motivi: il primo, evidente a tutti, perché se il Governo avesse voluto discutere la materia con la Regioni avremmo potuto certamente evitare il referendum sin dall'inizio.  La seconda perché non è  certo colpa delle Regioni se il governo non è tecnicamente riuscito a neutralizzare con il suo intervento legislativo anche il sesto quesito sopravvissuto. Ma questo argomento deve assolutamente essere evitato da parte dei vice segretari anche perché, per evitare i costi del referendum, il sistema c'era ancora e consisteva nell'indirlo nella stessa data delle elezioni amministrative. Addolora molto tutte le Regioni governate dal Pd che il nostro stesso partito sia così disinformato e facile a propalare luoghi comuni come fossero verità assiomatiche”.

 

“Altrettanto falsa – continua il presidente - è la rappresentazione che l'eventuale accoglimento del quesito referendario superstite  determinerebbe dei licenziamenti.  Se ritornasse in vigore la norma precedente  (legge 9/91) che non ha mai determinato licenziamenti, il permesso di estrazione degli idrocarburi durerebbe 30 anni, prorogabili per 10 anni e poi all'infinito di 5 anni in 5 anni senza alcuna interruzione della attività estrattiva”.

 

“Stasera  - conclude Emiliano -non sono contento del mio partito e del panico in cui cade troppo spesso nei casi in cui la coscienza si divide dalla verità".