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Xylella: Tar del Lazio blocca il piano Silletti bis, agricoltori protestano (VIDEO)

Un gruppo di circa 100 proprietari di ulivi ha manifestato il proprio dissenso: 'Il piano è sbagliato, se tagliano i nostri ulivi come andiamo avanti?'

Pubblicato in Ambiente il 13/10/2015 da Giuseppe Bellino
Il Tar del Lazio blocca il piano Silletti bis. Per la seconda volta consecutiva la strategia del commissario per l’emergenza, che prevede l’abbattimento di circa 3000 ulivi, è stata bocciata dai giudici. Il provvedimento ha valore soltanto per coloro che hanno avviato l’azione giudiziaria.  La camera di consiglio per la discussione dell'istanza di sospensiva è stata fissata per il 4 novembre. arrivano già le prime proteste. Intanto questa mattina è cominciata la protesta degli agricoltori colpiti: circa 100 persone sono arrivate davanti alla sede del Consiglio regionale della Puglia per manifestare contro i tagli. “Il provvedimento è sbagliato – protestano – per una pianta malata vogliono estirpare 100 ulivi”. Molti gli imprenditori agricoli arrivati da Torchiarolo, la zona in provincia di Brindisi dove è stata delimitata la fatidica zona cuscinetto: “ Circa 300 alberi sani verranno abbattuti perché vicini a quelli infetti, è assurdo. Torchiarolo vive di agricoltura – continuano – se abbattono i nostri amati ulivi, con cosa andiamo avanti?” . Gli agricoltori hanno scambiato qualche parola con il presidente della Regione Michele Emiliano, manifestando le problematiche che stanno affrontando in questi giorni. Molti dubbi anche sul rimborso che il commissario Silletti ha promesso a coloro che non avrebbero opposto resistenza durante le eradicazioni: “Dicono che arriveranno questi rimborsi, da 80 a 146 euro per il tipo di pianta tagliata – continuano gli agricoltori in coro – per adesso abbiamo ricevuto le notifiche per gli abbattimenti ma non si è ancora parlato di soldi, non si è visto ancora nulla”. I rimborsi rappresentano una sconfitta per i proprietari delle piante: “A noi non servono i soldi, servono gli ulivi per mandare avanti le nostre attività”.

“Questi alberi appartenevano ai nostri nonni, poi ai nostri genitori – concludono – non vogliamo che i loro sacrifici vengano vanificati per niente. Il Salento e il Brindisino vivono di agricoltura, questa protesta è anche per i nostri figli e i nostri giovani che non avranno più lavoro”.