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Bracconieri catturano e macellano sul posto un cinghiale monitorato dal Parco Nazionale dell'Alta Murgia

Il Direttore del Parco, Cesare Veronico: "Grave atto criminale"

Pubblicato in Ambiente il 12/03/2015 da Redazione
Il 10 marzo scorso, alle ore 18.00, il radiocollare ID 13877 della femmina di cinghiale denominata “Rosa selvaggia”, seguita nei suoi spostamenti dai tecnici dell’Ente nell’ambito del Piano di gestione della specie nel Parco, ha smesso di inviare segnali.
Il giorno successivo, i tecnici dell’Ente Parco hanno ritrovato, in zona Pulicchio di Gravina in Puglia, i resti della carcassa ripulita dopo la macellazione abusiva effettuata sul posto dai bracconieri. Grazie all’ausilio di strumenti radiotelemetrici con segnale VHF ed ai segnali via GPRS, è stato possibile individuare il radiocollare e di conseguenza la carcassa che risultava, in particolare, priva della testa.
L’atto di bracconaggio, denunciato al Corpo Forestale dello Stato, mette a rischio un lungo lavoro di studio sulle dinamiche di utilizzo del Parco da parte dei cinghiali. L’animale vittima dei bracconieri faceva parte di un gruppo di 6 catturati in varie aree del Parco e rilasciati nei dintorni negli scorsi mesi di novembre-febbraio. Gli animali sono tutti muniti di radiocollare e ben identificabili con marche di colore bianco sull’orecchio.
Il Presidente del Parco, Cesare Veronico, commenta così l’accaduto: “Siamo dinanzi a un grave atto criminale realizzato nell'intento di ostacolare il Piano di gestione del cinghiale intrapreso dall'Ente Parco al fine di porre rimedio alle immissioni sconsiderate di cinghiali nel nostro territorio avvenute prima dell’istituzione del Parco. Vogliamo che sia chiaro che azioni intimidatorie, brutali e soprattutto pericolose per la salute pubblica non fermeranno l'azione intrapresa e rappresentano, al contrario, una ragione in più per proseguire con fermezza e chiedere tolleranza zero nei confronti dei bracconieri alle autorità preposte”.
Il Direttore del Parco, Fabio Modesti, sottolinea come “il rischio di intossicazioni alimentari anche mortali a seguito del consumo di carne di cinghiale non controllata dai Servizi Veterinari pubblici e macellata clandestinamente, è altissimo. I cinghiali sono particolarmente sensibili alla Trichinella, un parassita che infesta gli organi interni dell’animale. L’assunzione di carne infetta da Trichinella può determinare serie ed a volte letali complicazioni cardiovascolari, neurologiche, oculari e digestive. L’esame sulla presenza di Trichinella nelle carni di cinghiale può essere effettuato soltanto da Medici veterinari del Servizio Sanitario Nazionale. Spero – conclude il Direttore del Parco – che il Corpo Forestale dello Stato con il C.T.A. del Parco riesca a risalire agli autori di questo ennesimo atto di caccia illegale utilizzando le migliori tecniche investigative scientifiche”.

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