30 Novembre 2021

Alberghi esclusi dal superbonus, Federalberghi Puglia: 'Tiro mancino di Draghi ai danni del comparto già in sofferenza'

Il presidente Caizzi: 'Un danno e una beffa da chi fino a ieri si pavoneggiava con la parola turismo'

Pubblicato in Turismo il 29/05/2021 di Mariachiara Stornaiuolo

Si è abbattuta l’ennesima tegola sul comparto turistico-ricettivo, il più falcidiato e danneggiato dalla pandemia da Covid-19. Il Consiglio dei Ministri ha deciso di escludere, senza plausibili spiegazioni, gli alberghi dal Superbonus 110%, la misura che finanzia la riqualificazione ambientale e antisismica degli edifici. Rabbia e delusione tra gli imprenditori del settore, già vessati per un anno e mezzo dai disastri provocati dal Covid-19 con relativo insostenibile apporto di stress fisico e psicologico. La notizia è arrivata proprio nel giorno in cui l’Istat ha certificato il crollo del fatturato alberghiero, che nel primo trimestre del 2021i è calato del 70,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. Il settore alberghiero ora spera nel passaggio parlamentare del decreto. I partiti, che si erano espressi positivamente sul superbonus agli alberghi in forma corale, potrebbero trovare una soluzione soddisfacente.
«Siamo delusi e arrabbiati – dichiara il presidente della Federalberghi Puglia, Francesco Caizzi – Ancora una volta il Governo di questo paese fa scempio di un comparto che concorre con oltre il 15% al Pil nazionale. Draghi, il cosiddetto “migliore”, si era speso a nostro favore con belle parole a livello nazionale e internazionale. Con i fatti, invece, si è dimostrato in sintonia con i passati i Governi che hanno sempre snobbato il turismo a favore della cultura in generale e, con sorpassate visioni novecentesche, hanno sempre anteposto le esigenze di un segmento manifatturiero in decadenza rispetto al comparto dei servizi in forte crescita. Per noi albergatori questo è un duro colpo. Stiamo soffrendo da oltre un anno e mezzo e, mentre già un buon 30% di noi ha gettato la spugna, ancora una volta registriamo che la tutela e lo sviluppo del turismo sono solo parole vacue».
«Draghi e il ministro Franco, ma anche la scelta di fare finalmente un ministero al Turismo – prosegue Caizzi – ci avevano illusi. Non è stato così. E un provvedimento così maldestro e offensivo per la nostra categoria ci arriva proprio nel giorno in cui l’ISTAT ha certificato il crollo del fatturato degli alberghi, che nel primo trimestre 2021 è calato del 70,8% rispetto allo stesso periodo del 2020».
«Negare agli alberghi il Superbonus – spiega il leader degli albergatori pugliesi – dimostra che anche questo nuovo governo “di interesse nazionale” esercita la categoria del pregiudizio rispetto ai comparti emergenti per lo sviluppo del Paese. Ricordo che a noi hanno negato anche la misura al sostegno bancario con allungamento dei mutui e interventi efficaci per gli impieghi stagionali. Nel nostro settore i costi fissi sono elevatissimi e l’incidenza del peso immobiliare sui bilanci è altrettanto importante, pertanto si avrebbe bisogno di operazione finanziarie non meno lunghe di 33 anni per non avere un disallineamento, per questo ci saremmo accontentati dei 15 anni come da bozze circolate. Voglio anche ricordare che per gli alberghi ancora chiusi per mancanza di clienti, come nelle città d’arte, sussiste l’impossibilità di far fronte anche alla sola quota interessi su tutti i finanziamenti a partire da luglio. Sarebbe necessario, pertanto, un provvedimento ad hoc per evitare sicuri fallimenti a raffica».
«Confidiamo che durante l’esame parlamentare del decreto – conclude il presidente Caizzi - si possa mettere una toppa a questa incredibile falla del Governo Draghi. Tutti i partiti si erano espressi a favore del superbonus agli alberghi. Crediamo, dunque, che un minimo di coerenza e consequenzialità delle parole possano portare all’approvazione di un emendamento volto a favorire la riqualificazione delle strutture ricettive, riconoscendo e valorizzando il contributo fondamentale che le nostre imprese apportano alla produzione di reddito e di posti di lavoro».