28 Novembre 2021

Quando nello sport il “come” conta

A cominciare dal ruolo dell'allenatore

Pubblicato in Sport il 18/08/2021 di Teresa Salerno

Sicuramente saprete che nello sport, come nella vita, non sempre le cose migliori sono le più ovvie. Tutti sappiamo che un determinato giocatore di calcio può essere fortissimo, ma se seguito dall’allenatore sbagliato ed affiancato ad una rosa non adatta, probabilmente non riuscirà a dare il massimo. In questi casi, quando le aspettative sono altissime e la resa non fa che calare, si torna a pensare ai vecchi tempi, come all’Inter del Triplete di Mourinho. Spesso questo accade involontariamente, ma in questi giorni, alle battute finali delle Olimpiadi di Tokyo 2020, qualcuno ha iniziato a ricordare le grandi vittorie di squadra degli anni passati.

Una vera e propria corazzata

Partendo dalla difesa, non si può che affermare con una certa naturalezza, che la squadra del Mister portoghese era una vera e propria corazzata. Partendo da Samuel, soprannominato non a caso “The Wall”, passando per il suo compagno centrale di difesa Lucio e dall’insolito, ma fortissimo, portiere brasiliano Julio Cesar. A dare il cambio in staffetta, un inarrestabile Materazzi, idolo anche nei mondiali del 2006, ma questa volta per tutti gli italiani, non solo quelli di Milano, sponda nerazzurra. In fascia, forse uno dei “terzini” destri più forti di sempre. Maicon, capace di spingere in modo pazzesco, coprire altrettanto bene e segnare ogni volta che è necessario, grazie a dei piedi davvero straordinari. Dall’altra parte l’eterno capitano, Javier Zanetti, che non è solo una vera e propria bandiera per l’inter, ma anche per lo sport in generale. Mai un eccesso, sempre posato, sempre sportivo. Il capitano che tutti vorrebbero avere.  

In attacco la potenza di fuoco inarrestabile 

Un nome su tutti: il “principe” Milito. In un primo momento forse non tutti erano convinti. Sì, aveva segnato molto con il Genoa, ma sarebbe stato in grado di replicare la sua “verve” anche con una squadra più importante? Beh, chi non ama con tutto sé stesso una delle punte migliori in assoluto per la squadra nerazzurra? Assieme a lui un pezzo da 90, che nessuno avrebbe creduto potesse vestire i colori dell’Inter. Un Samuel Eto’o davvero importante per la squadra in primis, dato che ha saputo sacrificare tutto sé stesso in più di un’occasione, ripiegando in fase difensiva quando è stato necessario. Indimenticabile anche l’apporto di Wesley Sneijder, il piccolo ma talentuoso centrocampista offensivo olandese ha saputo non solo fornire un numero di assist impressionante, ma ha dato un forte contributo anche in fase realizzativa. 

Il ruolo dell’allenatore 

Se c’è un fattore determinante per i vari insuccessi che la società Inter ha collezionato negli anni, potrebbe essere attribuibile ad un allenatore non eccessivamente capace di tenere a bada le critiche, i gossip e anche quelle maldicenze che spesso mettono sotto pressione lo spogliatoio e rovinano il clima a tal punto da non riuscire più a vincere e a giocare bene. Una cosa che ha capito subito José Mourinho, tanto da catalizzare su di sé tutte le accuse e tutto il negativo, che inevitabilmente si accumula durante una normale stagione di calcio. Grazie a questa iniziativa, i giocatori erano liberi di pensare solo al gioco e con la testa sgombra dai brutti pensieri, i risultati arrivano eccome.