5 Dicembre 2021

Chirurgia tracheale post Covid: a Bari 30 interventi legati alle complicanze di intubazioni

Il caso più grave quello di una 36enne operata d’urgenza per evitare che gli alimenti arrivassero fino ai polmoni

Pubblicato in Salute il 30/09/2021 di Redazione

Operata d’urgenza per la riparazione di una fistola esofago-tracheale, complicanza del lungo ricovero per Covid19. Una donna di 36 anni, che nei mesi precedenti era stata ricoverata in gravi condizioni e intubata con sostegno ventilatorio prolungato, ha sviluppato uno stato di insufficienza respiratoria acuta secondaria ed è stata salvata dai medici del Policlinico di Bari. A intervenire è stata l’equipe dell’unità di Chirurgia toracica diretta dal professor Giuseppe Marulli: gli specialisti hanno  rimosso la anomala connessione tra trachea ed esofago impedendo che gli alimenti arrivassero fino ai polmoni.

La donna, a causa del Covid, era stata sottoposta a intubazione e a successiva tracheostomia. Una volta negativizzata ed estubata, però, a distanza di giorni si è manifestata una fistola tracheo-esofagea, ossia una anomala comunicazione tra trachea ed esofago. La 36enne è la paziente più giovane operata chirurgicamente per complicanze respiratorie post Covid, ma non è stata l’unica. Sono stati oltre trenta i trattamenti eseguiti dall’unità di Chirurgia toracica del Policlinico di Bari legati ad intubazioni prolungate e a tracheostomie che hanno portato come complicanze tardive ad ostruzioni, stenosi e fistole a carico delle vie aeree.

“Abbiamo curato molti pazienti in maniera conservativa con applicazioni laser di ultima generazione, che consentono di rimuovere le cicatrici e dilatare il restringimento tracheale- spiega il prof. Marulli – Questo trattamento conservativo, però, non è sempre sufficiente. Così siamo dovuti intervenire chirurgicamente con interventi di resezione tracheale, posizionamento di endoprotesi della trachea o riparazione delle fistole esofago-tracheali”.

Sono stati due gli interventi chirurgici di riparazione di fistole, tre di resezione, tre di protesi e quasi una ventina i trattamenti conservativi eseguiti negli ultimi mesi. 

I pazienti, tutti ricoverati in terapia intensiva/rianimazione per periodi medio-lunghi a seguito di Covid, avevano un’età compresa tra i 36 e i 76 anni. Quasi tutti arrivati in stato di insufficienza respiratoria acuta per la riduzione del lume (lo spazio libero) della trachea il cui diametro, normalmente di 12-13 millimetri, si era ridotto fino a 3 millimetri.

“Queste complicanze post Covid sono estremamente frequenti perché c’è stato un elevato numero di pazienti che hanno avuto bisogno di intubazione oro-tracheale – spiega ancora Marulli -  Dall’inizio della pandemia ci siamo occupati sia delle problematiche acute legate all’intubazione (pneumotorace/ostruzioni bronchiali) con il posizionamento di drenaggi pleurici e con la disostruzione broncofibroscopica delle vie aeree; sia, nel post Covid, della gestione di una serie di complicanze della via aerea attraverso interventi chirurgici possibili solo in centri di altissima specializzazione”.