5 Dicembre 2021

Stati Generali delle Donne alla Presidente Capone: ‘Le donne non hanno bisogno di un Garante’

L’associazione plaude al percorso partecipativo dell’Agenda di Genere e sottolinea l’inutile proliferare di organismi amministrativi'

Pubblicato in Politica Donne il 27/07/2021 di Redazione

“Ma davvero le Donne hanno bisogno della istituzione di nuovi organismi per essere garantite?

Abbiamo letto l’appello della rete delle donne costituenti e ne condividiamo lo spirito e la visione. Abbiamo condiviso il contributo dato ai tavoli e ci associamo alle perplessità espresse sulla vera efficacia di azioni estemporanee che rischiano di essere poco efficaci. Siamo convinte invece delle nuove modalità di approccio che riconosciamo nel processo messo in campo con l’apertura del percorso di partecipazione larga ed aperta dell’Agenda di Genere della Regione Puglia. Essa apre le porte ad un nuovo approccio alle questioni di genere in quanto è: “un intervento di sistema, articolato e multi disciplinare in grado di affrontare sia l’emergenza in corso, sia di orientare le direttrici dello sviluppo dei prossimi anni, integrando il lavoro dell’Agenda di genere in tutti i percorsi di programmazione e attraversando tutte le aree di policy.”

 

Comincia così la lettera aperta inviata dagli Stati Generali delle Donne alla presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone.

 

“Questo ci sembra il metodo corretto per rafforzare l’azione delle donne in questo momento storico di cambiamento – prosegue la nota -. Rivolgiamo quindi la nostra richiesta alla Presidenza del Consiglio regionale: mettere a sistema la galassia delle Pari Opportunità e Politiche di genere, perché queste diventino una visione, un approccio costante e comune ad ogni azione politica, per superare la limitatezza della loro efficacia imputabile alla stratificazione delle varie norme e organismi istituiti nel tempo, con attribuzioni e competenze collocate sempre nell’ambito dello stesso recinto, originariamente riconosciuto dal sistema alle rivendicazioni delle Donne, intesa come categoria sociale”.

 

“Ci siamo ritrovate tutte nella consapevolezza che la “parità di genere” costituisce la leva fondamentale in un più ampio quadro di “pari opportunità per tutti” – continua l’associazione -  inscrivendo nel contesto del diritto antidiscriminatorio il collegamento tra parità e rispetto della Persona come diritti umani, non negoziabili e ponendo i divieti di discriminazione, come strumenti atti a realizzare la parità di trattamento e, al contempo, a garantire il rispetto della dignità della persona. Per questo obiettivo, sempre in bilico e minacciato dallo squilibrio di potere del più forte, le Donne non hanno bisogno di un Garante, convinte come siamo che l’inutile proliferare di organismi e autorità amministrative indipendenti rischia di rendere meno efficace una azione che oggi sta prendendo corpo, proprio nella sintesi di un programma condiviso sui tavoli dell’Agenda di Genere. Un percorso largamente partecipativo dove gli uomini e le donne protagoniste sul campo, hanno potuto dare il loro fattivo contributo.

Noi non chiediamo l’istituzione di altri e nuovi organismi, di cui nessuno sa più con precisione quanti sono, né che cosa fanno, perché rischiamo di fare della questione delle Politiche di Genere un ambito chiuso, in cui sempre più organismi si dividono tra obiettivi e competenze sovrapponibili, per azzerare tutto in una confusione istituzionale di cui si giova un sistema ostile e patriarcale”.

 

“Le questioni di genere e di pari opportunità non devono più rappresentare questioni che attengono ai soggetti identificati come socialmente deboli come accaduto fino ad oggi – si legge ancora nella nota -. Le Politiche di Genere attengono a questioni di politica generale e della visione di uno sviluppo che guardi alla qualità. Per questo devono tradursi in un metodo di approccio costante all’azione Politica in generale e diventare esse stesse un metro di valutazione della efficacia e correttezza della classe dirigente tutta, chiamata a fare e dare risposte concrete: gli strumenti ci sono, le regole sono state scritte, servono LE RISORSE. E’ questo l’unico metro di valutazione di efficacia delle azioni proclamate a sostegno delle donne.

Serve piuttosto che si apra un tavolo partecipativo anche sulla riorganizzazione della rete degli organismi oggi esistenti, non tanto sul piano formale, quanto su quello sostanziale, sulla loro capacità di influenzare la concreta presenza delle donne nei luoghi decisionali. Ciò non significa in alcun modo negarne l’impegno o i risultati raggiunti, ma partire dalla considerazione che dare un nuovo slancio ed un’efficacia più forte, tangibile alle politiche di pari opportunità, richiede, dopo decenni dall’istituzione dei medesimi, un ripensamento che dovrà vederli protagonisti.  Una sfida che un Paese democratico ha tutto l’interesse ad affrontare”.

 

Secondo gli Stati Generali delle Donne “si dovrebbero, in tal modo, superare i problemi di sovrapposizione di funzioni, di non chiarezza degli ambiti di intervento fra le varie istanze di parità. In questo avrà pregnanza il ruolo centrale svolto dalla Presidenza del Consiglio Regionale, oggi e per la prima volta affidato ad un Donna”.

 

“Ci aspettiamo quella attenzione istituzionale, sempre negata, per agire in condivisione la corretta riorganizzazione del Sistema delle Pari Opportunità, che nel tempo hanno visto mutare la fisionomia dei propri compiti, o, addirittura ridotti in modo drastico attraverso una aumentata limitazione delle risorse. Anche alla luce di queste considerazioni occorre riflettere sull’insieme degli organismi che operano al servizio degli obiettivi di pari opportunità tra uomini e donne.  Siamo convinte che ci debba essere molta più sinergia con gli altri organismi, anche perché sarebbe utile per portare avanti le iniziative in modo concreto. Per avere una voce più forte, considerando che sono attività di carattere trasversale, per fare del lavoro di rete azione efficace e concreta”.

“È urgente quindi – conclude il comunicato - per le scriventi operare un riordino dell’azione complessiva degli organismi e delle istituzioni, che faticano, talora, a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono. E ciò non solo per l’indeterminatezza delle proprie funzioni, ma soprattutto per la mancanza di quei confini dalla cui delimitazione può scaturire un’efficace strategia di cooperazione e sussidiarietà, indispensabile nel nuovo quadro di una riorganizzazione sociale, politica, economica più equa e più giusta, tale da corrispondere alla realtà rappresentata da Donne e Uomini e al diritto fondamentale della libertà di autodeterminazione di ognuna/o”.