Direttora: ANNAMARIA FERRETTI Dir.: A.FERRETTI
20 Settembre 2021

Puglia, il garante dei minori Abbaticchio: 'Livella pandemica ha mostrato la fragilità dell'assistenza sociale'

L'allarme lanciato dal garante: 'DAD, l’isolamento, l’autolesionismo e la violenza vissuta o assistita in famiglia hanno fortemente colpito la società minorile oltre che gli adulti'

Pubblicato in Politica il 27/05/2021 di Redazione

Di seguito una nota di Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei diritti dei minori:

“Il divario tra le risorse disponibili e la domanda di salute è ormai diventata più che reale alla luce dell’emergenza pandemica.  Lo scenario sociale e sanitario dei bisogni di salute dei cittadini e in particolare degli anziani, dei minori e dei malati cronici, se anche in povertà, necessitano di un profondo processo di ristrutturazione del Welfare sociale e sanitario.  La politica, in tutti i vari livelli del governo, del paese, Parlamento, Consigli regionali e comunali, richiedono un profondo processo di ristrutturazione culturale sia sui temi socio- economici che sanitari. È opportuno che i cittadini incomincino in maniera più approfondita a scegliere i loro rappresentanti nelle istituzioni se sono reali portatori di questo processo di rinnovamento politico e culturale”.

“La integrazione delle professionalità sociali e sanitarie seguendo i princìpi democratici e costituzionali del paese, in particolare quelli autentici dell’universalità, dell’equità e della solidarietà necessitano di nuove leggi che sappiano portare sviluppo, crescita e lavoro nei territori. L’eccessiva autonomia delle Regioni ha accentuato la disparità di trattamento ad esempio tra gli operatori della salute sia per quanto riguarda il sociale che il sanitario. Disparità di conseguenza dei servizi da offrire ai cittadini e in particolare alle persone più fragili tra le quali ci sono quelle di minore età.  L’assistenza territoriale ha la necessità di essere riorganizzata in maniera più moderna e più in sintonia con le esigenze dei territori.  Enti locali, ASL, e terzo settore devono lavorare e progettare leggi finanziate che puntano alla integrazione stabile delle figure professionali operanti nel territorio affinche’ vengano offerti servizi uniformi e condivisi in particolare alle famiglie con livelli di povertà e di salute fortemente critici e che solo chi lavora negli ambiti territoriali può rapidamente individuare”.

Gli ambiti territoriali (i Comuni) e distretti sanitari(ASL) separati nelle loro funzioni sono ormai profondamente inadeguati se parliamo di integrazione socio-sanitaria perché fuori da un processo di modernizzazione, di servizi unitari ed omogenei da offrire alla persona, alla famiglia, e in particolare al Minore. Gli effetti di queste contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti! La DAD, l’isolamento, l’autolesionismo, la violenza vissuta o assistita in famiglia, la difficoltà alla cura e all’accesso ai servizi sociali e sanitari hanno fortemente colpito la società minorile oltre che gli adulti. La “livella pandemica” lo ha dimostrato mettendo in evidenza le fragilità di assistenza sociale e sanitaria dal nord al sud Italia”.

“È anacronistico pensare di sostenere e utilizzare metodi risultati fallimentari con l’emergenza Covid. Lo spreco di risorse e la insufficienza dei servizi è stata più che evidente e fingere di non vederli o addirittura dichiarare che tutto è andato per il meglio significa non volere il bene del paese e dei cittadini. L’integrazione delle professioni sanitarie e sociali, si possono creare“in case comuni” come quelle che si possono realizzare tra l’ente locale e i distretti sanitari, con la messa in primo piano di un servizio pubblico che in parte può essere appaltato anche al terzo settore ma sempre sotto un autorevole governo e controllo dello Stato. Gli operatori della salute devono essere quelli del luogo, del quartiere, della comunità di riferimento e diventare espressione diretta dei servizi socio-sanitari pubblici.

Se si parla poi delle persone minori allora si comprende l’importanza degli operatori sanitari (pediatri e medici di famiglia) e sociali (psicologo, assistente sociale, pedagogista) che lavorano insieme attraverso la gestione di ruoli dirigenziali e unici per tutti i professionisti del territorio. Chiamiamoli distretti, case della comunità, come si vuole, ma che siano espressione unitaria e integrata del governo delle professioni del settore socio-sanitario.

La richiesta di salute del minore, del singolo adulto o della famiglia fragile in particolare una volta riconosciuta, avrebbe risposte immediate, efficaci, ed esaustive di assistenza. Queste brevi riflessioni sono una semplice offerta propositiva su cui si può iniziare a lavorare tra parti pubbliche e rappresentanti del mondo dei partiti, dei sindacati e degli ordini professionali”.