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Assolto imprenditore che non aveva saldato l'Iva per pagare gli stipendi

Lo ha disposto il Tribunale Penale di Roma

Pubblicato in I like Consumatori il 19/02/2014 da Confconsumatori Puglia
Il Tribunale Penale di Roma, con la sentenza n.105 del 2014 pubblicata pochi giorni fa, ha affermato il principio che non risponde per omesso versamento dell'Iva, l'imprenditore che non paga l'imposta perché ha pagato lo stipendio dei dipendenti. Secondo i Giudici, si tratta di un ipotesi di forza maggiore il cui accertamento compete al giudice che dovrà valutare con rigore gli strumenti adottati dal contribuente per reperire le risorse necessarie a consentire il corretto e tempestivo adempimento delle obbligazioni tributarie contemperando, ove possibile, la prosecuzione dell'attività di impresa laddove la crisi sia provvisoria. Infatti all’Amministratore di una società era contestato il reato di cui all'articolo 10 ter del Dlgs 74/2000 per aver omesso il versamento Iva nei termini previsti. Durante il processo l'imprenditore ha provato che non aveva potuto pagare l’IVA perché quell'anno la società versava in grava crisi di liquidità, vantando crediti verso terzi per vari milioni di euro che non onoravano i propri debiti (anche pubbliche amministrazioni). L’imprenditore ha provato di aver anche richiesto a tre banche alcuni mutui, offrendo in garanzia i propri beni immobili personali, mentre, all’Agenzia delle Entrate aveva chiesto la rateizzazione del debito (non concessa).
Il Tribunale ha assolto l'imprenditore perché il delitto è stato commesso per causa di forza maggiore. In via preliminare, la sentenza evidenzia che la crisi economica non è di per sé idonea ad escludere l'elemento soggettivo del reato, ma può costituire la ragione per cui il contribuente si trovi costretto a porre in essere la condotta illecita, evidenziando così il nesso di causalità tra la condotta stessa e la realizzazione dell'evento.
Il Tribunale chiarisce che affinchè lo stato di crisi dell'impresa rappresenti una causa di forza maggiore servono due condizioni: una crisi economica dipesa da fattori esterni alla condotta dell'imprenditore e il tentativo di quest'ultimo di fronteggiare la crisi con tutti i rimedi possibili. Nel caso di specie, sono stati ritenuti sussistenti entrambi gli elementi: la temporanea crisi di liquidità era conseguente a crediti verso terzi per vari milioni – fatto non imputabile all'imprenditore – mentre i tentativi di risanamento potevano ravvisarsi nella richiesta alle banche di tre mutui e della rateizzazione del debito Iva alle Entrate.
La pronuncia è analoga ad altra sentenza emessa il 16 febbraio dal Tribunale di Brindisi e si uniforma al più recente orientamento espresso anche dalla Suprema Corte di Cassazione.