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Reato di stalking anche per chi si fa giustizia da sė

La decisione della Corte di Cassazione

Pubblicato in I like Consumatori il 11/09/2014 da Confconsumatori Puglia
La Corte di Cassazione penale, con la sentenza numero 37448 del 10 settembre 2014 ha chiarito che può incorrere nel reato di stalking (art. 612 bis cod. Penale) anche chi mette in atto comportamenti persecutori (non solo per le classiche ragioni pseudo-affettive), per reagire a un eventuale comportamento illegittimo del perseguitato. Per questo è stato convalidato il divieto di avvicinamento alle persone offese, nei confronti di un 60enne di Sassari che, per reagire ad abusive attività di cava su un'area soggetta a vincolo ambientale, aveva deciso di farsi giustizia da sé, assillando con tutti i mezzi - dagli sms ai pedinamenti, dalle migliaia di telefonate, fino ai passaggi sotto casa e il luogo di lavoro - un gruppo di persone che lavoravano alla cava presa di mira. La Cassazione ha affermato che «l'eventuale illegittimità dell'operato delle persone non può senz'altro giustificare l'adozione di comportamenti esasperatamente assillanti e invasivi dell'altrui vita privata e dell'altrui tranquillità, quali quelli posti in essere» dall'indagato. Il quale aveva invece dato origine a un vero e proprio stillicidio persecutorio determinando di conseguenza, uno squilibrio psicologico nelle persone offese, costringendole a mutare le loro abitudini di vita.
Il principio è positivo perchè toglie alibi anche a quegli stalkers che tentano di giustificare i propri comportamenti attribuendo colpe alle vittime.  www.confconsumatoripuglia.it