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Rapporto sociale del Censis 2014

'Siamo un paese dal capitale inagito. Sia per le famiglie sia per le imprese'

Pubblicato in I like Consumatori il 09/12/2014 da Confconsumatori Puglia
Pubblicato il rapporto annuale sulla situazione sociale del paese. Le parole che il Censis usa sono dure: “Siamo un paese dal capitale inagito. Sia per le famiglie sia per le imprese. C’è un meccanismo di sospensione delle aspettative, le famiglie rimangono liquide e le imprese hanno ridotto investimenti e aumentato liquidità”. Questo significa che c’è una grande quantità di capitale umano che non si trasforma in lavoro, pari a oltre 3 milioni di disoccupati, a 1 milione 800 mila inattivi e a 3 milioni di persone che pur non cercando attivamente un impiego sarebbero disposte a lavorare. In tutto sono 8 milioni di persone che non lavorano cui si aggiungono i sottoutilizzati – occupati part time o in cassa integrazione – e i sottoinquadrati, col fenomeno della over education che ormai non riguarda solo le lauree umanistiche ma anche un ingegnere su tre. L’Italia dal capitale inagito si vede anche dal patrimonio culturale che non produce valore: il paese riesce solo in minima parte a mettere a valore il suo patrimonio culturale. Da dove vengono i segni di vitalità? C’è una cosa che all’estero piace: l’italian way of life, per cui l’Italia è la quinta destinazione turistica al mondo ed è aumentato l’export delle quattro A – alimentari, abbigliamento, arredo-casa e automazione. Un formidabile ambasciatore del brand Italia è poi rappresentato dall’enogastronomia italiana e del made in Italy agroalimentare, che rappresenta la voce più dinamica dell’export.
In questo contesto di insicurezza, il rischio che il Censis paventa è che ci sia una “deflazione delle aspettative” che non può che portare attendismo, cinismo, egoismo, il “basto solo a me stesso”, lo sfilacciamento dei legami comunitari.
Dice il presidente del Censis Giuseppe De Rita: “Questo è un paese che ha capitale e non lo sa agire. Ha soldi, capitali nelle imprese, persone, patrimonio culturale e non lo sa agire perché non ha aspettative e motivazioni. Il capitale inagito è la cosa più angosciante che c’è in Italia. Abbiamo il capitale ma non lo movimentiamo perché oggi nessuno sa interpretare e orientare le aspettative. C’è dal un lato un adattamento alla mediocrità – si dice che intanto “si regge” e il reggere è mediocrità – e dall’altra c’è una fuga in avanti per tentare di evitare che la gente capisca che non ci si muove. Questo doppio movimento aumenta la molecolarità del sistema, l’egoismo, l’uno per sé dio per tutti, l’incapacità di avere concezione che il sistema Italia funziona. Ognuno va per proprio conto. La società liquida ha liquefatto il sistema”.