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Il Garante della privacy italiano condanna Google ad applicare il diritto all’oblio

I principi di una sentenza di maggio sancita dalla Corte di giustizia europea

Pubblicato in I like Consumatori il 01/01/2015 da Confconsumatori Puglia
I principi giuridici inerenti il diritto all’oblio, sanciti dalla Corte di giustizia europea, con una sentenza di maggio, iniziano ad essere applicati anche in Italia. Il Garante della privacy ha, infatti, discusso le prime segnalazioni di cittadini che chiedevano di essere “dimenticati” da Google.
L’Autorità, con provvedimento del 06 novembre 2014, ha infatti accolto il ricorso di una signora coinvolta in un procedimento giudiziario, che chiedeva a Google di deindicizzare la ricerca che rimandava a un sito in cui erano contenuti dati personali riservati, sottratti illegalmente o falsificati.
La società di Mountain View si è giustificata dicendo che quelle informazioni riguardavano la vita professionale della ricorrente e, pertanto, dovevano essere considerate di interesse pubblico. Il Garante ha, invece, ritenuto che nel caso di specie la richiesta avesse fondamento e ha, dunque, imposto a Google di applicare il diritto all’oblio, ordinando di cancellare il rimando ai dati.
Merita di essere rilevato che invece in altri casi, se la vicenda penale non si è ancora conclusa, il Garante ha dato ragione a Google, e quindi non ha considerato consolidato il diritto alla cancellazione dei dati. Nel caso in cui il diritto all’oblio venga negato, oggi l’interessato può dunque rivolgersi al Giudice o al Garante della privacy, così come i cittadini che hanno fatto da apripista. www.confconsumatoripuglia.it