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L'attesa e il racconto

'E’ successo a Grenoble, un generatore automatico di racconti posto alle fermate del bus'

Pubblicato in Visti da voi il 28/10/2015 da Lucia de Marco
Lucia de Marco, illustratrice e autrice
Si calcola che in una vita di una durata nella media si spendano circa 50 mila ore ad attendere. Attendere cosa? Tutto. Il postino, la telefonata, il medico, la torta che cuoce nel forno, l’autobus, la metro, l’ingresso al padiglione dell’Expo, l’amica che “scende”, il contratto di lavoro, l’esito di un esame, il finale di un film, lo stipendio, le ore di volo in un viaggio.
La dimensione dell’attesa ci appartiene da sempre perché abbiamo le nostre vite la maggior parte del tempo orientate verso il futuro.
Ogni secondo che passa è un secondo in meno d’attesa per scoprire che ne sarà di noi, per scoprire se la nostra giornata o la nostra esistenza possa prendere una piega o un’altra. In altre parole scoprire il senso del nostro stare al mondo.
Cinquantamila ora di stato liquido. Il gap fra un evento e l’altro, che sia di pochi minuti o di interi anni, in cui si è costretti a fermarsi e essere presenti a noi stessi e ai nostri sentimenti.
Noia, ansia, paura, eccitazione.
La parola “attesa” nella mia vita si è sempre collegata alla parola “libro”.
Questi spazi di tempo sospesi nel limbo diventano un momento perfetto per catapultarsi nella dimensione del racconto, per dimenticare noi stessi e vivere altre vite.
E’ un istinto che fa parte della nostra umanità, ed è lo stesso istinto che ci porta a cliccare l’icona di Facebook. Catapultarci in altri luoghi, mondi, vite.
Ciò che abbiamo perso però è il racconto, è il lasciarci trasportare dalle parole.
E’ curioso come tutto ormai sia a nostra disposizione in un attimo, usa e getta e usufruibile a seconda delle nostre necessità. C’è qualcuno che ha addirittura immaginato che anche le parole potessimo incontrarle per strada, che ci potesse essere un meccanismo di racconti “instant”, misurati e modellati per il nostro tempo, per la nostra attesa.
Un rimedio a chi ha perso l’abitudine di portare un libro in borsa. E’ successo a Grenoble, un generatore automatico di racconti posto alle fermate del bus. Si può scegliere un racconto per un minuto, tre o cinque d’attesa. La stampa è maneggevole come quella di uno scontrino, e soprattutto, gratuita. Un modo per riadattare le parole alle nostre vite che corrono così veloci, a rendere istantaneo anche il racconto e non farlo scomparire in questo caotico dinamismo.
Colgo l’occasione per invitare la nostra città, Bari, così povera di librerie indipendenti e di lettori, a considerare l’idea di poter avvicinare i cittadini alla letteratura in questo modo così giocoso, disimpegnato e rapido.
Sarebbe sufficiente un verso al giorno, il tempo di mettere un like, per non scordarci del nostro indissolubile legame con lo spirito, il pensiero, i sentimenti.

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