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Teatro di tradizione, quattro chiacchiere con Nico Maretti

L'artista dialoga con la nostra lettrice Evelina Giordano

Pubblicato in Visti da voi il 24/09/2015 da Evelina Giordano
da sx Nico Maretti con Evelina Giordano
Una lunga chiacchierata con Nico Maretti, artista barese, noto per la sua lunga carriera teatrale e di avanspettacolo. Sposato con Sonia, ha due figli, Carlo e Dario, anche loro introdotti da tempo nel mondo dello spettacolo. Bello condividerla con gli amici lettori di ILIKEPUGLIA.

D.: Nico, sei un personaggio pubblico molto amato, oltre che per simpatia e versatilità, anche per professionalità ed eleganza. Quando scopri la tua innata vena artistica e come ha inizio la tua carriera?
R.: A 6 anni! Mamma, per raffinarmi e darmi una educazione culturale (cosa che si usava negli anni 50!), mi iscrisse alla scuola per piccoli attori di Rosa Scaturchio, notissima prima annunciatrice di Radio Bari, famosa anche perchè con il marito Armando, attore di prosa di notevole spessore, erano titolari dello storico "sottano", riferimento culturale barese di quegli anni. Li scoprì la mia vena artistica perchè divenni primo attore della compagnia, con recite al Piccinni e al Petruzzelli, fino a 12 anni, quando dovetti lasciare per "raggiunti limiti di età"! Nel frattempo avevo scoperto in me doti di imitatore. Imitavo i personaggi dell'epoca, cantanti e attori, e finivo sempre col rallegrare le feste tra amici finchè un giorno, era il 1967, i miei amici a mia insaputa mi iscrissero ad una trasmissione radiofonica dedicata ai dilettanti che iniziò quell'anno... pensate, era la prima edizione de 'La Corrida' presentata dal mitico Corrado. Io la vinsi col massimo punteggio: il suono delle campane! Contemporaneamente al Petruzzelli vinsi un altro concorso per dilettanti, sempre come imitatore, imponendomi su un giovanissimo mio coetaneo che veniva da Roma: era Enrico Montesano! In platea c'era Pippo Volpe, notissimo regista della RAI di Bari, al quale piacqui tanto al punto che mi scritturò per la storica trasmissione radio "La Caravella", cucendomi addosso un personaggio che diventò popolarissimo: Geppino l'indovino. Da qui iniziò definitivamente la mia carriera!

D.: Il tuo lavoro si basa per lo più su monologhi e canzoni. Qual’ è il segreto per rimanere perfettamente a tuo agio per non disattendere le aspettative del pubblico? Ti è mai capitato di perdere il controllo della situazione?
R.: Innanzi tutto devo confessare che tutto ciò che faccio è per il mio personale appagamento. Vedo un personaggio interessante, piuttosto che numeri di varietà di tanti anni fa, e subito lo impersono per mia particolare soddisfazione... e questo il pubblico lo percepisce... ecco perchè mi trovo perfettamente a mio agio!

D.: Nel corso degli spettacoli teatrali ami ricordare affettuosamente personaggi di grosso calibro artistico, che hanno conquistato il tuo cuore. Ci vuoi parlare di qualche interpretazione in particolare?
R.: Senza dubbio Totò. Mi ha dato una popolarità nazionale. Io Totò lo sento dentro di me... pur rifacendone la mimica e la voce, non si tratta di una imitazione ma di una interpretazione e questo sorprese Donna Liliana De Curtis, la figlia del Principe, che mi ha ritenuto in assoluto il miglior interprete del padre, al punto di volermi sempre accanto a sè in tutte le manifestazioni in Suo onore. Particolare emozionante fu quando ebbi il privilegio di interpretare la celebre poesia 'A livella', in uno stracolmo Teatro Bellini di Napoli con una parterre d'onore, in occasione del "centenario della nascita". Finita l'esibizione, commosso dal lunghissimo applauso che il Teatro mi tributò, corsi subito in camerino e scoppiai in un pianto a dirotto per il successo.


D.: La tua carriera artistica è fatta di teatro, cabaret, cinema, tv, radio. C’è qualche altro campo che ancora non hai esplorato e ti piacerebbe farlo?
R.: Il nuoto! Si perchè ho un carissimo amico col quale questa estate ho trascorso delle piacevolissime serate. E’ un pezzo da novanta della Federazione Nuoto e mi parla sempre di questo sport e della Pellegrini... hai visto mai che divento un nuotatore e mi faccio la Pellegrini! ....no che hai capito... tutt'al più alla mia età mi faccio una San Pellegrino!!!

D.: Nel corso di questa calda estate che spettacoli hai tenuto e dove?
R.: Bhè..l serate tra il Gargano e il Salento, ma quelle che più mi hanno affascinato sono quelle che ho tenuto al Lido "Il Trampolino" di Bari, dove i bellissimi e simpaticissimi Luciano e Nicoletta Ronzulli mi hanno coinvolto in iniziative che hanno ottenuto grossi successi. Ebbene, io ho scoperto "Il Trampolino", un luogo delizioso ed elegante con un garden molto chic, dove si mangia benissimo e che ricorda tanto, senza nulla da invidiare, i ritrovi estivi della Sardegna e delle più belle coste italiane.

D.: Dalla tua personale e lunga esperienza lavorativa, puoi farci un breve confronto con altre realtà italiane?
R.: Senza dubbio la migliore città è Roma dove ho fatto molto teatro. Al Teatro La Chanson sono stato protagonista di "Bentoranto Avanspettacolo", poi il Teatro Rossini Rascel e il Teatro dei Satiri... Sai, a Roma respiri a pieno la professione. Tutto ciò che ti ruota intorno è altamente professionale! ...e poi c'è pure un detto che dice: le auto si fanno a torino... lo spettacolo a Roma!

D.: Cosa ti aspetti e/o vorresti chiedere alle Istituzioni locali, e non solo, per far vivere di più la cultura del teatro e dello spettacolo in questa città?
R.: Una maggiore attenzione per gli attori professionisti con iniziative che tendano a disciplinare questa attività. Bari, purtroppo, è un'isola felice distaccata da tutto il resto dell'Italia. Da noi basta che uno riesca a far ridere gli amici in pizzeria, dopo la terza birra, che subito si sente comico a tal punto da proporsi alla tv locale.

D.: Progetti in cantiere?
R.: Teatro. Dal 24 ottobre sarò al Teatro Duse di Bari con un opera teatrale intitolata "Quando andavamo al cinema Umberto" creata per me dalla nota e estimatissima autrice e regista Paola Martelli. I più maturi ricordano che a Bari, negli anni 50, c'è stato il Cinema Umberto dove arrivavano macchiettisti e compagnie di avanspettacolo.
La rappresentazione è uno spaccato di quell'epoca che vede me calato nel ruolo della vecchia "maschera" del cinema che, tra le tante vicissitudini della guerra, sogna di poter un giorno calcare quel palcoscenico.
Questo lavoro mi da la possibilità di entrare nel teatro di prosa (un pò più comoda della rivista e del varietà... visto l'avanzare dell'età!) non disdegnando, però, qualche mia chicca in ricordi dei grandi attori italiani... soprattutto per non disattendere e disorientare il pubblico che da anni mi segue.

Grazie!!

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