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#Bif&st2015: Noi 4

'L'anno passato è solo una parentesi'

Pubblicato in Visti da voi il 24/03/2015 da Marco Guida
Marco Guida, giudice tribunale Bari
Ho iniziato in ritardo, quest’anno, a seguire il Bifest. Nonostante la crisi di astinenza durata un anno intero non ce l’ho fatta a seguirlo sin dalla prima giornata.
Stasera sono entrato al Galleria ed il tempo non sembra essere trascorso: l’anno passato è solo una parentesi, come se i protagonisti avessero congelato le loro mosse per poi riprendere da dove avevano lasciato un anno prima.
La sensazione è simile a quella delle telenovele, quando vi sono i passaggi da una scena all’altra, da una storia di uno dei protagonisti a quella di un altro; poco dopo, però, si torna alla storia precedente ed io mi sono sempre immaginato i due attori che si stanno per baciare, finalmente!, dopo quattro settimane e poi si bloccano lì, per un tempo indefinito, in attesa del ciak del regista che consenta loro di incrociare le labbra.
L’atmosfera del Bifest è quella: il tempo dell’attesa è finito, il regista ha dato il ciak e tutti protagonisti, dopo un anno di ibernazione, possono tornare a muoversi.
Eh si, perché il pubblico del Bifest non è il pubblico che puoi incontrare normalmente al cinema il sabato sera o la domenica pomeriggio.
Questo è il pubblico delle prime, dei cinema che trasmettono solo i film di qualità certificata ed attestata, delle proiezioni delle 15.30 o di quelle delle 23.30 … una sfida impossibile da sostenere per chi “scapuzza” tremendamente una volta passate le 22.00.
La visione del film, poi, è collettiva.
Stasera, prima della proiezione del film “Noi 4” una breve intervista al regista Francesco Bruni e a due delle protagoniste, Ksenia Rappoport e Lucrezia Guidone. Sommessamente ho chiesto a mia moglie “chissà se verrà anche Fabrizio Gifuni” ed immediatamente la mia vicina mi ha detto “sicuramente no, non c’era neanche stamane alla conferenza stampa di presentazione del film!”
Neanche il tempo di ringraziare che mia moglie mi chiede: “Chi è la giornalista che sta intervistando il regista?”.
La risposta giunge immediata dalla spettatrice alla sinistra: “E’ Maria Pia Fusco, nota penna di Repubblica”.
In realtà non c’eravamo neanche accorti che fosse sopraggiunta la vicina che, poi, ci ha spiegato di avere fatto tardi perché si era attardata al Petruzzelli ove aveva visto il film pomeridiano.
La sala è una grande giuria tecnica e l’applauso finale non era di circostanza, ma un meritato riconoscimento.
Il regista, Francesco Bruni, ha dimostrato di avere un indiscutibile talento, costruendo e sceneggiando la storia di una qualsiasi, normale, normalissima famiglia italiana, un lui ed una lei con una travagliata storia di amore che ha prodotto due figli, di 23 e 13 anni.
Tutto si svolge in un calda giornata di giugno, a Roma. Una Roma molto, molto diversa da quella della Grande Bellezza. Una Roma vera, con il suo caotico traffico, i rumori, gli stress, il sole, i vigili che fanno le multe, i parcheggi che mancano ed il totem della Linea C della metropolitana.
Vite sballottate in questo ingorgo di sentimenti, passioni, insicurezze, voglia e paura di amore e di amare.
Un incrocio dove il padre/madre ha cercato la fuga, la madre/padre ha tentato di tenere la barra del timone ed i figli che cercano di fare i figli ma sono costretti a badare ai genitori.
Un film che ha una sua indubbia poesia. Non cerca morali, non cerca risposte, non cerca facili soluzioni perché nella vita non ce ne sono, a nessuna età.
Da vedere.