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Qualche ora a passeggio per #Expo2015

'Da subito ho capito che tre ore sono davvero poche per girare tutta questa sorta di Disneyland delle nazioni'

Pubblicato in Turismo Sviluppo il 14/05/2015 da Marina Lalli Bertolino
Marina Lalli Bertolino, Vicepresidente Confindustria Bari e Bat e Terme di Margherita di Savoia
Ho approfittato di un interessante convegno organizzato da Confindustria Alberghi per fare il mio primo ingresso ad Expo Milano 2015.
Il tempo a mia disposizione per girare è stato poco perchè ho passato tutta la mattina nella Sala Conferenze e ho utilizzato le tre ore scarse che mi separavano dal mio viaggio di ritorno per girare tra cardo e decumano, provando a capire quanto di quello inizialmente previsto si era poi veramente riusciti a fare.
Da subito ho capito che tre ore sono davvero poche per girare tutta questa sorta di Disneyland delle nazioni, nonostante a fine giornata la mia app iPhone mi ha detto che ho percorso 11,37Km (un record per me che sono sempre alla scrivania).
Non voglio quindi qui fare l'esperta di Expo, ma trasmettere solo qualche mia impressione -spero utile- per chi voglia recarsi in visita a Milano.
Un primo obiettivo che mi ero prefissa per la giornata era quello di andare a visitare lo spazio messo a disposizione per gli enti locali perchè -permettetemi un tocco di campanilismo- Margherita di Savoia è stato il primo Comune ad approfittare di questa opportunità dal giorno dell'inaugurazione ad oggi. Non potevo quindi perdermi lo spettacolo dei miei prodotti esposti all'Expo! Lo spazio in questione è la Cascina Triulza, un po' defilata se proprio dobbiamo dirla tutta, ma si sa, si compra quello che si paga e i padiglioni lungo il cardo e il decumano hanno dei prezzi proibitivi.
Tra i visitatori di questa fase iniziale tantissime scolaresche, molti italiani, pochi stranieri. Per ora non un grandissimo problema, ma se in un paio di settimane l'identikit del visitatore non dovesse cambiare, inizierei a preoccuparmi.
In ogni modo non si fa fatica a passeggiare nonostante l'affluenza. I padiglioni che attraggono sono non solo quelli delle nazioni più conosciute, ma sembra esserci anche un bell'interesse per i paesi emergenti.
I padiglioni delle nazioni sono tanti: qualcuno ha preso seriamente la cosa e ha fatto delle costruzioni davvero belle e scenografiche, altri meno, ma in qualche modo tutti hanno portato un pezzo di loro stessi. Un po' tutti hanno cercato di impattare il meno possibile sull'ambiente, anche alla luce del fatto che il sito andrà quasi interamente smontato a fine ottobre (sempre che non ritarderemo pure questa operazione creando una sorta di "cimitero" delle nazioni). Altra scelta comune è quella di mantenere le barriere architettoniche (dando naturalmente un'alternativa a chi non può superarle) in linea con le nuove concezioni che spingono a favorire il movimento.
Piccole considerazioni sui padiglioni che mi hanno lasciato un segno:
Russia: architettonicamente molto bello con un ingresso con volta aperta e specchiata davvero originale ed un interno con bar centrale.
Ungheria: ha fatto del suo spazio una sorta di sala concerto con musica dal vivo. Suggestivo.
Olanda: molto giovane e all'aperto, una sorta di fiera di paese per giovani.
Kazakhstan: opulento dal di fuori, molto accorsato, molte hostess e steward, riflette bene la crescita del paese.
Vaticano: sorprendentemente moderno con la parola del Signore sull'esterno e un'ultima cena del Tintoretto all'interno che guarda un tavolo interattivo.
Svizzera: neanche a dirlo ha puntato tutto su Basilea -non sono stata io!- sia per la cultura che per la farmaceutica e il risultato è gradevole.
Cile e Germania: molto belli nell'esterno
Vietnam: spero che la sua popolazione sia più ospitale di quelli che hanno mandato a Milano perchè non ho mai visto gente tanto annoiata e disinteressata come quelli addetti all'accoglienza di questo padiglione.
USA: l'ingresso con l'aria condizionata da esterno, onnipresente in stati caldi tipo Texas e Arizona, si affianca ad una fontana a cascata subissata di giovani alla ricerca di fresco e visibilità. Carino e allegro il padiglione con roof panoramico.
Slovacchia: originale l'esterno con effetto prato, inquietante l'interno con le sue sculture.
Brunei: sorprendentemente ha scelto di investire poco più della Tanzania, sembrando più un ufficio turistico che altro.
Kuwait: in perfetto stile locale con molta fila di visitatori.
Corea: sicuramente quello con il personale più gentile e direi anche il più avanzato tecnologicamente.
Francia: ci parla delle sue baguette.
Ah sì, perchè l'argomento di Expo è il cibo! In questo viaggio tra le nazioni si finisce per dimenticarlo, anche perchè non tutte le nazioni sembrano averlo tenuto bene in mente nel proporsi.
Per quel che riguarda l'intero spazio Expo, l'argomento cibo sembra essere stato delegato per una grande parte ad Eataly che è diventata, ci piaccia o no, un po' il nostro ambasciatore alimentare nel mondo e che nel sito Expo ha allestito venti spazi di cucina regionale, con alcuni focus sui prodotti più significativi.
Da non perdere il Padiglione Zero, dal suo ingresso in stile tradizionale, alla sala interamente rivestita da proiezioni bucoliche.
Infine il padiglione Italia, decisamente quello con la fila più lunga, come è giusto che sia. Molto merchandising nel piano inferiore, imponente e originale nell'aspetto. Si affaccia su Piazza Italia, con l'albero della vita che, a mio parere, è la cosa più brutta in tutto il sito Expo. E' circondato da un laghetto con giochi di acqua a suon di musica sponsorizzati da varie aziende. Si illumina e si riempie di enormi fiori finti variopinti di gusto a dir poco discutibile.
Di tutto quello che si era detto nelle riunioni iniziali di quando ero delegata Expo, a cominciare da un incontro in Assolombarda nel lontano ottobre del 2012, non c'è traccia. All'epoca si parlava di eliminare completamente il cartaceo, di fare un primo esempio di smart city interattiva con riconoscimento dell'iride e monitoraggio della salute, di viaggi sensoriali nei padiglioni cluster, insomma di tutto questo io non ho visto niente. Ma sappiamo bene che nel 2012 si facevano chiacchiere e i lavori effettivi sono iniziati molto dopo e, in alcuni casi, non sono ancora finiti.

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