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Expo e il sistema di produzione turistico italiano

Il punto di vista di Marina Lalli Bertolino

Pubblicato in Turismo il 13/05/2015 da Marina Lalli Bertolino
Marina Lalli Bertolino, Vicepresidente Confindustria Bari e Bat e Terme di Margherita di Savoia
Da anni chi lavora con il turismo si affanna a dire come la riforma del Titolo V della Costituzione attuata nel 2001 -con cui si è deciso di delegare la promozione turistica dell'Italia alle singole regioni- sia stata una scelta sbagliata e disastrosa. A conferma di ciò, basti anche solo guardare i dati che riportano in questi quattordici anni la lenta ed inesorabile discesa dell'Italia al quinto posto tra i paesi più visitati, in un momento nel quale il turismo è al suo massimo splendore. Il tutto avendo decuplicato le risorse messe a disposizione per la promozione turistica.
La mia non vuole essere una critica assoluta all'operato delle regioni, ce ne sono alcune, tra cui la nostra, che hanno saputo anche operare piuttosto bene ed in modo produttivo, ma rimane il fatto che per chi vive per esempio in una qualunque delle regioni della Cina (mediamente popolate più dell'intera Europa) individuare a fini turistici una nostra singola regione, risulta un'operazione tanto inutile quanto dannosa.
Se avessi voluto rappresentare in maniera visiva questo che ho appena detto, non avrei potuto fare meglio di quello che è successo ad Expo e che qui brevemente riassumo.
Nell'idea iniziale di Expo, prima di tutti gli scandali, gli intoppi e i ritardi collezionati, lungo il cardo dovevano esserci solo padiglioni delle nazioni mentre lungo il decumano -sulla via che porta al Padiglione Italia- doveva esserci uno padiglione per ogni regione italiana. Di fatto oggi le regioni presenti sono invece neanche la metà di quelle esistenti, contando anche le punte di campanilismo ridicolo tipo il padiglione dell'Irpinia e del solo Alto Adige. Peraltro in molti casi questi padiglioni risultano essere anche meno gradevoli ed innovativi di un ufficio di promozione turistica di una cittadina di media grandezza.
Molte regioni hanno pagato lo scotto del fatto che le votazioni si trovano a ridosso dell'inaugurazione Expo e quindi non c'era interesse in chi usciva di regalare la gloria a chi subentrava. A conferma -se ce ne fosse stato bisogno- che non è l'interesse dei cittadini il primo obiettivo di chi ci governa...
Tuttavia questo è anche un modo più evidente di rappresentare quello che già da tempo avviene. Mi riferisco al fatto che lo spazio che doveva essere destinato alle regioni, è stato occupato da aziende italiane importanti e rappresentative quali per esempio San Pellegrino, Ferrarini, Granarolo, Citterio, Martini, Lavazza, l'immancabile Ferrero, Franciacorta, Birra Moretti e molte altre.
Ritengo che questo sia lo specchio del fatto che ormai da anni la promozione turistica sia stata di fatto delegata alle grandi aziende che ci rappresentano. Questo avviene in modo ancora più evidente con la moda, dove Armani per primo in modo strutturato, ma con lui Gucci, Ferragamo e poi Versace, Prada, Dolce e Gabbana hanno fatto del Made in Italy uno stile di vita. O nell'arredamento con De Padova, Poltrona Frau, Kartell, solo per dirne alcuni.
Quello che voglio dire è che queste aziende, da sole, fanno molto di più dell'ENIT per promuovere la nostra nazione, lo fanno a costo zero per i cittadini e pagando grandi tasse e imposte su quello che producono e vendono.
Insomma appare quanto mai evidente che qualcosa da qualche parte non funziona e credo che sia quanto mai urgente rivedere le nostre politiche di promozione turistica.