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Fare impresa è un gioco da ragazzi?

"In Italia per fare impresa ci vuole molto, molto coraggio".

Pubblicato in Sviluppo il 30/01/2014 da Lilli Totaro

In un periodo di troppi quesiti e poche certezze, rincaro la dose e inizio la mia collaborazione con “I Like Puglia” con una domanda, una domanda retorica che presuppone una risposta tanto negativa quanto disarmante: no, in Italia per fare impresa ci vuole molto, molto coraggio.

“Fare impresa è un gioco da ragazzi” è in realtà il nome di una campagna ideata e realizzata da noi Giovani Imprenditori di Confindustria Bari e Bat: un titolo tristemente ironico, per certi versi dissacrante, che si esplica attraverso due linguaggi: quello più tradizionale del calendario e quello più innovativo del video virale. In entrambi raccontiamo l’Associazione attraverso i figli dei nostri associati che "giocano" a fare gli imprenditori. L'obiettivo è triplice: dare evidenza al valore della continuità imprenditoriale, promuovere le eccellenze del nostro territorio e soprattutto ribadire l'invito a sognare e creare imprese con lo spirito e la creatività di un bambino.

Non è facile, lo sappiamo bene. Eppure noi ci crediamo ancora. Ci crediamo nonostante lo Stato attanaglia le nostre aziende con un “fisco da confisca”, ci crediamo nonostante una burocrazia che imbriglia e paralizza, ci crediamo nonostante un sistema bancario che blocca il credito e spegne gli entusiasmi.

Ci crediamo perché lo dobbiamo a chi ci ha creduto prima di noi.

Rappresento la quarta generazione di una famiglia che ha iniziato a fare impresa alla fine degli anni Trenta: i miei bisnonni avevano una cereria; durante il secondo conflitto mondiale, a causa della comprensibile difficoltà a reperire le materie prime, mio nonno e i suoi due fratelli decisero di reinventarsi nel settore tessile e usando i filati provenienti da oltreoceano e portati in patria dall’esercito americano, iniziarono a produrre maglie.

Negli anni Cinquanta i tre imprenditori si specializzarono nella maglieria per bambini e i loro figli portarono ai massimi livelli lo sviluppo aziendale puntando sul total look e varcando i confini nazionali.

Una storia di un’impresa come tante che si caratterizza per un tratto assai comune in quegli anni e così raro di questi tempi: la capacità di reinventarsi.

Qualcuno ci ha rubato la speranza o molto più probabilmente il benessere e l’abbondanza in cui siamo cresciuti hanno smorzato la voglia di affrontare nuove sfide.

Eppure se i nostri nonni sono stati capaci di ricostruire un Paese nel secondo dopoguerra, nessuno può impedirci di farlo ora; nessuno può impedirci di continuare ad amare il nostro lavoro mettendoci impegno e passione.

Fare impresa non è un gioco, ma infondo tutti gli imprenditori degni di questo nome sono un po’ dei ragazzi che in barba a tutti gli impedimenti e le difficoltà oggettive, scelgono ancora una volta di crederci.



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