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Noi Giovani Imprenditori, appassionati e resilienti

'Perché tra di noi c’è chi ha creato la sua azienda dal nulla'

Pubblicato in Sviluppo il 21/05/2015 da Lilli Totaro
Lilli Totaro Presidenta Giovani Industriali Confindustria Bari e Bat
Ho una gran fortuna: quella di rappresentare i Giovani Imprenditori di Confindustria Bari e Bat durante la crisi economica più dura degli ultimi anni.
Sono fortunata perché vivendone gli stati d’animo, i turbamenti e le intuizioni, ogni giorno faccio un pieno di fiducia e ottimismo che riporto nel lavoro e trasferisco ai miei collaboratori.
Spesso si tende ad identificare i Giovani Imprenditori con viziati “figli di papà” che sperperano le ricchezze accumulate da nonni o genitori. Quelli che tra un week end a Capri e uno a Cortina, pasteggiano a ostriche e champagne mentre mettono i propri dipendenti in mobilità.
Ebbene, quelli non sono Giovani Imprenditori, quelli sono Giovani Idioti.
Il nostro gruppo è composto da gente di altro tipo e di ben altro spessore, perché tra di noi c’è chi ha creato la sua azienda dal nulla, chi l’ha risollevata da un periodo di stallo, chi ne ha triplicato i profitti.
Tra di noi c’è Alessio, 38 anni, che dirige la sua impresa con l’etica di Adriano Olivetti e la lungimiranza di Steve Jobs.
C’è Annabella, 33 anni, che ha completato la sua formazione in giro per il mondo per apportare benefici alla sua azienda.
C’è Nicola, 39 anni, che ha scommesso su un sogno tutto suo e ha vinto.
C’è Mario, 27 anni, che macina chilometri e idee con l’entusiasmo di un ragazzo e la responsabilità di un uomo.
C’è Luigi, 31 anni, che è un concentrato di efficienza e competenze e non sa cosa vuol dire arrendersi.
C’è Agata, 37 anni, che ogni mattina allatta suo figlio di pochi mesi e poi va in ufficio.
C’è Giacomo, 31 anni, che si appassiona al suo lavoro e lavora per le sue passioni.
C’è gente che grazie al proprio impegno è in grado di offrire quello che oggi è uno dei beni più preziosi: un lavoro.
A volte cadiamo, ma ci rialziamo. Ci incriniamo, ma non ci rompiamo.
Coltivavamo un’innata propensione alla resilienza da sempre e non solo da quando questo termine è divenuto alla moda. Quella resilienza che per gli ingegneri è la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi e per noi diventa l’abilità di andare avanti, di ricostruire. Nonostante la crisi. Nonostante tutto.
E se il nostro lavoro ci consente una vacanza in più, una borsa griffata, una macchina costosa, non c’è da vergognarsi, perché il successo, se guadagnato con correttezza, dedizione e pieno rispetto di chi è meno fortunato, non va ostentato, ma nemmeno nascosto.
Ambiziosi, intraprendenti, innamorati delle nostre imprese e del nostro territorio, più che “Giovani Imprenditori”, ci piace definirci “Imprenditori Giovani”.
C’è chi ci guarda e ci identifica con il futuro. Gravissimo errore.
Noi, di questo strano Paese, siamo già il Presente.