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'Garanzia Giovani' ovvero: non è roba per la Puglia!

Un fallimento annunciato e denari

Pubblicato in Sviluppo il 20/06/2015 da Sandro Desiderato
Sandro Desiderato Ricercatore - Presidente dell'Associazione 'Studi Economici'
Il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, una delle attività fondamentali previste nella Raccomandazione Europea 2013, in Puglia, serve -ancora una volta e nel più totale silenzio regionale- solo a chi la organizza ed offre i servizi.
Una nuova specie -tutta pugliese- di ammortizzatore sociale per Enti di formazione, Associazioni di categoria, società interinali ect, ect.
Insomma, sembra di essere tornati agli "splendidi anni 90", quando la formazione professionale serviva solo ai formatori, ai carrozzoni regionali e ministeriali, ai politici-gattoni ed ai sindacalisti (mai al sindacato!).
- Sperimentazioni: mai partite!
- Sensibilizzazione territoriale: inesistente!
- Struttura regionale in opera: tre unità già oberate di altre mansioni e totalmente inadatte al tema;
- Enti di formazione ed associazioni varie: affamate di lavoro per mantenere gli standard di qualità regionali e distanti mille miglia dal tessuto produttivo regionale;
- Società Interinali locali: annusato il business, aggrappate alla gola di chi prova a far partire il Programma.
- Centri per l'Impiego locali: disorientati, impreparati e demotivati.
- Denari: Ci sono, ma la Regione non attiva le procedure e gli "ammortizzati" ....sono arrabbiati da morire.
- Associazioni di categoria e sindacati: sottoscrivono protocolli, fanno da partner, sistemano un po di operatori nei servizi, ma sanno bene che le imprese non manterranno le promesse (quando le fanno).
- Operatori impegnati nel settore: Giovani neo-dirigenti o proprietari di Enti di formazione che distribuiscono scienza e conoscenze a piene mani...... e manovrano conoscenze politiche come focaccine all'ora di ricreazione.
Sintesi: non è roba per questa Regione.
Bisogna azzerare e ricominciare ......da tre!
1) i soldi sono per i giovani e non per gli enti;
2) chi gestisce è pubblico e non privato;
3) maggiore controllo sociale delle attività a livello territoriale e centrale.