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Quando le banche uccidono i risparmi di 335 mila azionisti

Che fare per combattere e difendersi

Pubblicato in Sviluppo il 18/12/2015 da Antonio Pinto
Antonio Pinto, Avvocato e Vicepresidente Consulta Regionale Consumatori Utenti

88.000 azionisti di Veneto Banca e Bancapulia, 117.000 azionisti di Popolare di Vicenza, 130.000 azionisti delle 4 banche “salvate”. Stanno assistendo impotenti al “massacro” dei loro risparmi. Assisto più di 300 azionisti e non sono speculatori. La frase classica usata per rassicurare in sede di vendita era: “figurati se può fallire la Banca.” Documenti di protesta dei sindacati dei dipendenti, chiariscono che l’ordine che arrivava alle filiali era: vendere a tutti i costi le azioni, anche se rischiose, talvolta costringendo i dipendenti. Spesso la vendita era collegata ai mutui o ai fidi.

Serve introdurre subito una legge che fissi tre regole: 1) sanzioni penali e risarcitorie chiare per i dirigenti e i “controllori” che contribuiscono a questi crack; 2) i prospetti informativi incomprensibili di 50 pagine, dove le banche scrivono di tutto, sono un’arma contro i risparmiatori. Occorre imporre, per legge, all’inizio delle 50 pagine, una distinzione chiara e semplicissima fra titoli rischiosi e titoli che lo sono meno (ad es. una scala da 1 a 10); 3) introdurre corsi di educazione finanziaria che formino quelle persone che vogliono fare investimenti (per guidare un’auto la formazione è obbligatoria, anche comprando prodotti finanziari ci si può “schiantare”).

Per difendersi occorre seguire contemporaneamente due strade. Proporre un esposto penale per chiedere la punizione dei vari soggetti responsabili di tali eventi truffaldini (ad es. per la falsificazione dei dati di bilancio). Se il processo penale dovesse prender corpo, ci si potrà  costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni agli imputati.

In secondo luogo, proporre una causa civile contro la banca che ha venduto le azioni. Occorre domandare l’invalidità dei contratti stipulati, per una serie di gravi violazioni di legge del Testo Unico Bancario e del Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria (ad es. la nullità del contratto di acquisto per violazione di norme imperative, come false comunicazioni sociali ex art. 2621 c.c.,  o l’annullabilità del contratto per errore  indotto su elementi essenziali del contratto).

Su una vicenda complessa come questa, è indispensabile esaminare ogni caso singolarmente, perché possono esserci differenze importanti (si pensi ad es. a chi ha sottoscritto tutti i documenti e chi no, chi ha comprato in concomitanza di un prestito erogato dalla banca, chi compra abitualmente titoli a rischio e chi no, ecc.).

Senza queste cose (e molto altro, ma queste sono di rapida applicazione) non si troverà una soluzione equa per i truffati e vi sarà un boicottaggio vero, uno sciopero del risparmio, quale non si è mai visto in precedenza. Questa volta il limite è stato passato, anche se qualcuno sta facendo finta di non accorgersene. 

avv. Antonio Pinto – confconsumatoripuglia@yahoo.it .