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Norme da introdurre subito in Puglia per aumentare i posti di lavoro

Attuare lo Small Business Act e la Valutazione di Impatto sull’Occupazione, in Puglia ridurrebbe la disoccupazione

Pubblicato in Sviluppo il 18/07/2015 da Antonio Pinto
Antonio Pinto, Avvocato e Vicepresidente Consulta Regionale Consumatori Utenti
L’Istat rileva un tasso di disoccupazione in Puglia del 19,5%. Anche se non lo dicesse l’Istat, lo dicono i parenti, amici o conoscenti che incontriamo tutti i giorni e ci raccontano le loro difficoltà. L’ILVA e i suoi simili avranno sempre un potere contrattuale enorme, se, nel medio – lungo periodo, non ci saranno alternative per i loro lavoratori.
Lo Small Business Act, adottato dall’Unione Europea, è un modello di una nuova politica industriale che valorizza le imprese di micro, piccole e medie dimensioni. Il suo recepimento consente di varare una serie di misure per rendere più competitive le Mpmi.
Lo SBA è basato su dieci principi guida: l’accesso al credito, i tempi di pagamento, gli strumenti e le azioni per la crisi di impresa; politiche per l’innovazione sia di prodotto che di processo, l’energia e la sostenibilità ambientale; strumenti per la crescita dimensionale, l’aggregazione, la trasmissione di impresa; politiche e strumenti per l’internazionalizzazione; semplificazione burocratica. La Puglia ha già ben applicato tali principi all’interno dell’uso dei Fondi strutturali europei, ma ora, nelle materie di sua competenza, deve farlo anche all’interno delle leggi e dei provvedimenti, per migliorare il contesto giuridico e amministrativo in cui operano le imprese.
E’ necessario quindi un processo di regionalizzazione di questo modello, che la Lombardia e le Marche hanno già attuato.
In concreto, urge una legge regionale “trasversale” sul lavoro, che, ricopiando il modello della legge statale sulla concorrenza, per ogni materia fissi norme che stimolino e tutelino il lavoro, che è un aspetto del mercato che vale ben più di quello delle liberalizzazioni!
Alcune riforme possibili sono a costo zero! Alcuni esempi: 1) La semplificazione di tanti procedimenti amministrativi regionali, eccessivamente burocratizzati. 2) Creare un “luogo” regionale stabile, dove rappresentanti delle imprese possano dialogare con i rappresentanti del sistema creditizio, delle professioni, degli enti di formazione (dall’Università agli artigiani) ed ovviamente della Regione. 3) Approvare norme provvedimento, come quella “suggerita” dal Consiglio di Stato che, con una sentenza del 5 giugno scorso, ha sancito che è possibile derogare agli strumenti urbanistici esistenti e rilasciare il permesso di costruire, qualora vi sia un interesse pubblico (ad es. occupazionale) che “valga” di più degli svantaggi della deroga urbanistica. 4) Introdurre in ogni legge regionale la Valutazione di Impatto Occupazionale. In sede di relazione di accompagnamento ad ogni proposta di legge regionale, dovrebbe esserci un capitolo dedicato espressamente a far capire se, ed in qual modo, quella determinata legge sviluppi o tuteli l’occupazione. Non si capisce perché esiste l’AIR, la VIR, la VIA e non possiamo avere una VIO!