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Un posto dove è bello stare

The Hub, un network di persone e spazi di lavoro

Pubblicato in Sviluppo il 14/02/2014 da Antonio Pinto
Sono stato ospite ad un evento organizzato presso The Hub Bari. Un intero e ampio padiglione della Fiera del Levante reso caldo da molto legno, tante scrivanie e postazioni di lavoro, sale riunioni, divani, spazi per eventi pubblici. E' un network di persone e spazi di lavoro che ha l'obiettivo di supportare progetti di impresa che hanno impatto positivo sul territorio. In sostanza si gira fra persone che si occupano di: progetti di riqualificazione urbana, smart city, start up tecnologiche, innovazioni nel settore alimentare e tanto altro. Io lavoro con le imprese e quindi visito tante aziende, ma qui la quantità di volti sereni e di sorrisi mi è parsa più alta rispetto alla media che incrocio di solito. Conoscere The Hub mi ha confermato che saranno i fili intessuti con intelligenza, passione e voglia di fare di tante persone e imprese anche “lillipuziane” a creare la rete per sostenere la nostra regione. E a farne un posto dove sia ancora più bello stare.

Si parla molto di contratti di rete, un recente strumento giuridico a mezzo del quale più imprese si accordano per esercitare in comune una o più attività economiche, allo scopo di aumentare la competitività sul mercato. E’ uno strumento effettivamente utile perché consente alle aziende di condividere know how, partecipare a gare che da soli non si vincerebbero, offrire servizi comuni ed integrati ai clienti, spalmare i costi per attività di comunicazione o per la logistica, migliorare la valutazione bancaria, acquistare insieme beni chiedendo volumi più ampi e quindi ottenendo prezzi più convenienti. L’ultimo dato ufficiale di Unioncamere del giugno 2013 dice che in tutta Italia vi erano 768 contratti di rete e 3.964 soggetti coinvolti (sinceramente pochi, per la potenzialità dell’istituto). Ebbene, in The Hub non so se esistano contratti di rete stipulati formalmente davanti a un Notaio, però io vedo un patto di rete sostanziale, vissuto effettivamente sul campo. Bene così, perché francamente questo è il tempo di curare ciò che non funziona e non quello di piangerci addosso.

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