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La Puglia può aumentare qualità e quantità delle sue eccellenze vitivinicole

Le conclusioni del convegno nazionale di Assoenologi

Pubblicato in Sviluppo Enogastronomia il 13/06/2015 da Domenico Pinto
La Puglia agricola è nelle condizioni migliori per aumentare le linee di produzioni delle sue eccellenze vitivinicole e riaffermarle su piani di nobiltà qualitative ancor più elevati ed estesi. A indicarle tutte, insieme ai sentieri delle concretezze operative, è stata l’Assoenologi (Associazione Nazionale Enologi ed Enotecnici Italiani) dalla cattedra del suo 70.mo congresso nazionale che, ispiratosi al tema: "Conoscere per capire, sapere, produrre e vendere" , ha avuto luogo di recente a Castellaneta Marina. Le premesse dei lavori, desunte dagli interventi dell’assessore all’agricoltura di Puglia, Fabrizio Nardoni, e del suo predecessore, Sen. Dario Stefàno, sono valse a dimostrare come, in seguito agli interventi pubblici da essi posti in essere a sostegno dell’iniziativa privata, la Puglia vitivinicola non è più la fornitrice di vini ad elevati tassi alcoolici e, perciò, ricordati come offerte di << vino medicina >> per le “produzioni anemiche delle regioni fredde”. Allo stato attuale le condizioni sono mutate in senso positivo. la Puglia detiene circa 90 mila ettari di vigneti interessati da vitigni autoctoni a cominciare da quelli storici quali il Primitivo, il Negroamaro e il Nero di Troia. Dei 6 milioni di ettolitri di vini, ivi prodotti, oltre il 54% è costituito da vini a “denominazioni di origini” ovvero da eccellenze vitivinicole ambìte dai mercati esteri. E’ difatti noto che l’80% del volume complessivo di questi vini partecipa alla civiltà dei liberi scambi vincendone le sfide aggressive dei mercati mondializzati. Secondo il Sen. Stefàno queste condizioni appena accennate fanno della vitivinicoltura il settore trainante dell’economia agricola di Puglia. Sono, inoltre, le premesse per azioni innovative che ammettono il settore a ulteriori salti di qualità portatori di effetti moltiplicativi di redditi da impresa e da lavoro, anche nelle sfere produttive extragricole. La convalida della pubblica utilità di questa proposta è poi emersa dalle manifestazioni di studio. Le cognizioni scientifiche e tecniche dei relatori, hanno tra l’altro dimostrato che “la Puglia può aumentare qualità e quantità delle sue eccellenze vitivinicole”. A tale riguardo, è stato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella a suonare un giusto campanello d’allarme. Egli, d’intesa con il presidente della sezione degli associati di Puglia, Massimiliano Apollonio, ha tra l’altro avvertito che la possibilità di aumentare le eccellenze produttive nei più differenti àmbiti pedoclimatici di Puglia si renderà reale, quanto funzionale ai mercati, solo se gli imprenditori agricoli e gli enologi percorreranno gli itinerari operativi giusti, con azioni sinergiche e univoci obiettivi. Sono stati poi i relatori a dimostrare come e quanto la Puglia agricola possa darsi in tutte le sue contrade produttive una “ vitivinicoltura sostenibile “. Tra gli altri è stato il direttore di Assoenologi, Giuseppe Martelli, a specificare come le competenze integrate tra produttori ed enologi e i sostegni dei piani di sviluppo regionali (con fondi UE) devono valere a imprimere impulsi ancor più dinamici a “una vitivinicoltura sostenibile“. Devono, cioè, estendere le cure necessarie a tutti i segmenti delle differenti filiere vitivinicole comprensoriali e locali, a cominciare dal trinomio aria-acqua-terra e a finire, con l’agricoltura di precisione e biodinamica, sino ai trattamenti naturali compatibili per vigne, cantine e fasi d’imbottigliamenti e trasporti. Così concepita , la “vitivinicoltura sostenibile” può in definitiva farsi ancor più reale ed estesa in tutta la Puglia ed esaltare, anche con linee di “vino biologico”, le virtù salutari delle sue produzioni e riscuotere i gradimenti crescenti dei consumatori e dei mercati interni ed esteri.