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Enti pubblici locali: come fare gli appalti dribblando la corruzione

Da 20 anni mi occupo per professione di appalti e mi ricordo benissimo la prima volta

Pubblicato in Sviluppo il 10/06/2014 da Antonio Pinto
Da 20 anni mi occupo per professione di appalti e mi ricordo benissimo la prima volta: andai a chiedere spiegazioni a un funzionario di ente pubblico perchè aveva bloccato l'erogazione di un acconto che era dovuto all'impresa mia cliente e mi sentii rispondere scuse di circostanza, poco giuridiche, e poi che aveva qualche problema economico. Quella volta risolsi, dicendo che anche io e gli operai dell'impresa avevamo famiglie ugualmente meritevoli e che avevo registrato la conversazione a futura memoria (era bugia ma lui non lo sapeva). Altre volte non risolvo e devo fare causa. Grazie a Dio molte volte non ho niente da risolvere. Le opere pubbliche, anche in Puglia, devono ripartire perché servono due volte: sia per il bene o servizio che creano e sia per i flussi di denaro che generano creando posti di lavoro. Quello che si deve fermare è la corruzione. Per combatterla seriamente basterebbe rispettare alcune regole chiare:
appaltare sempre con gare, niente deroghe e trattative private, niente proroghe nei contratti di servizi (si pensi ai rifiuti). Nel caso di affidamenti lavori davvero urgentissimi, si potranno sempre attivare gare "veloci" su piattaforme telematiche e gare informali a invito diretto a più imprese.
Bisogna finirla con gli affidamenti in concessione alle società in house: in pratica, succede che gli enti appaltano a loro società partecipate al 100% senza gara e poi queste subappaltano a chi vogliono i lavori o scelgono chi vogliono per "forniture e noleggi". In sostanza diventa una "trattativa privata".
Mai più gare sulla base solo di un progetto preliminare: non va mai bene e richiede sempre varianti enormi. A gara devono andare solo i progetti definitivi se non proprio gli esecutivi. Al massimo sviluppare gli appalti integrati (dove il progetto lo fa l'impresa e quindi ne è responsabile e non può chiedere danni per incompletezza all'ente pubblico).
Fissare un tetto percentuale invalicabile per le varianti. Il capitolato speciale posto a base di gara deve fissare il tetto massimo alle varianti e fissare pochissimi e chiari casi in cui la variante è ammessa. L'Autorità di vigilanza dei lavori pubblici ha recentemente redatto uno studio da cui emerge che le varianti sono la prima causa di lievitazione dei costi. Sono stanco di vedere aziende serie che perdono gare per ribassi enormi e impossibili di imprese concorrenti, per poi negli anni vedere che quell'opera.......... stranamente raddoppia i costi.
Ultima cosa: l'ente deve imparare a pagare bene il Responsabile Unico del Procedimento e i funzionari pubblici che seguono l'opera. Sembra un paradosso, ma non è giusto che chi deve gestire un appalto di decine di milioni di euro, deve lavorare e assumersi gravi responsabilità all'interno di uno stipendio di duemila euro: è sacrosanto prevedere un premio, un indennità specifica trasparente, proprio per dare indipendenza e diminuire le "tentazioni". Dopodiché però, l'Ente deve attuare in concreto provvedimenti disciplinari durissimi (fino al licenziamento) pur previsti, per punire chi chiede tangenti.