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L’informazione dovrebbe essere più coscienziosa

Pubblicato in Sviluppo il 07/06/2014 da Evelina Giordano
Viviamo il momento della multimedialità dove l'informazione viaggia su più piattaforme, le più disparate, internet, tv, radio e altro, 24 ore su 24, fiumi in piena di notizie riciclate ed amplificate che distorcono la veridicità dei fatti, perché magari imprecise ed alterate da omissioni e/o errori, ingigantite e stereotipate, ma sicuramente troppo più spesso strumentalizzate. I media utilizzano linguaggi ed espressioni forti che hanno quasi sempre un impatto negativo sulle persone, aumentando un immotivato allarmismo sociale e in barba ad ogni genere di censura. Con sconsiderata faciloneria, si menzionano nomi di persone, a volte con accanimento, giudicandole ancora prima di un regolare processo, solo perché presumibilmente implicate in vicende di cronaca, senza i preventivi riscontri di attendibilità dei fatti e le dovute cautele finalizzate alla salvaguardia della sfera umana dell’individuo e le inevitabili conseguenze nella vita privata. Si sottovaluta come le parole usate possano rappresentare prigioni dentro le quali sono racchiusi fatti ma anche vite umane ed è spiacevole affermare che tale linea di comportamento, tanto lontana dalla impostazione di un codice deontologico, sia frutto di superficialità, senza dubbio di mancata sensibilità o, ancor più grave, imposta da scelte editoriali e/o politiche, svilendosi della sua vera funzione. E’ inevitabile così che l’informazione insana mieta vittime, e fa molto riflettere l’attuale stato del giornalismo in Italia e come i cittadini siano costretti a subire. Tutto ciò appare una contraddizione se si considera che l’informazione nasce come un diritto del cittadino, ma purtroppo è riprova di come in questo momento storico stia patendo una crisi profonda che ne sta compromettendo il livello e la sicurezza. La professionalità e il sano giornalismo imporrebbe più attenzione all’uso delle parole, soprattutto nei titoli, di smorzare i toni allarmistici, smettere di sottolineare soltanto gli aspetti negativi delle vicende tralasciando quelli positivi o le attenuanti, approfondire i fatti e la loro autenticità senza discriminazioni di sorta e/o necessariamente generalizzare gli episodi. Siamo tutti chiamati a queste riflessioni per noi stessi e per tutti quelli che vivono i fatti di cronaca in prima persona, nel rispetto delle vite umane, della loro salute e dei tanti valori, con la speranza di riconquistare la fiducia ormai perduta.