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Vent'anni di vestizione da Babbo Natale

Un dolce gioco cominciato per 40 bambini bisognosi

Pubblicato in Solidarietà il 07/01/2014 da Antonio Pinto

Natale  1994. Sposato da sei mesi, avevo appena fatto gli scritti del concorso di  avvocato, accompagnavo il sabato pomeriggio le suore di Madre Teresa al  villaggio di Poggioallegro, dove il Comune di Bari aveva confinato alcune  centinaia di famiglie povere, abbandonate a se stesse e ad ogni degrado possibile. Loro (sante e mitiche) si occupavano di voler bene agli adulti (cosa  difficilissima), mentre noi (6/7 volontari) a circa 40 bambini. Quel pomeriggio freddissimo arrivai con un costume di Babbo Natale, barba compresa, con un  sacco gigante strapieno di dolci e cioccolate di ogni tipo. I bambini reagirono  come facevano sempre, replicando il modello degli adulti: alcuni mi davano  calate, insultavano e strattonavano, mentre la maggior parte mi guardava in  silenzio un po' smarriti, con gli occhi incerti, occhi che raccontavano la  non abitudine ad essere felici  e il  timore di ricevere una qualche fregatura. Solo quando gli andavo vicino, nel  rapporto uno a uno, mi abbassavo all'altezza dei loro occhi e gli  dicevo  qualcosa di esclusivo (solo a lui/lei) dandogli un dolcetto, ho visto qualche sorriso e addirittura ho preso qualche abbraccio. Il dolore che ho provato quel  pomeriggio nel sapere che sarei stato impotente nel rendere duraturo quel  sorriso, non l'ho mai dimenticato. Da allora non ho mai più avuto vergogna  o timore di vestirmi da Babbo Natale, nè di parlare in pubblico, neppure in  tv,  perché non ho mai avuto un pubblico più "difficile" da affrontare.  E  mi vesto da 20 anni per far sorridere i miei figli, i loro amici a scuola, oggi anche i miei due nipoti. Perché almeno tutti quei sorrisi che dipendono da me, non me li voglio perdere! 



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