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Lotta contro il tumore al seno, intervista al dott. Maurizio Ressa

Responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Oncologico Giovanni Paolo II

Pubblicato in Salute il 15/10/2015 da Evelina Giordano
dott. Maurizio Ressa
Ho avuto il piacere di incontrare il Dott. Maurizio Ressa, responsabile dell’unità operativa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Oncologico Giovanni Paolo II, nonchè coordinatore della "Breast Unit", centro di eccellenza nella cura del tumore al seno, realtà di ogni ospedale all'avanguardia e appartenente agli Stati Membri Europei. E' stato naturale rivolgergli alcune domande:

D.: Oggi giorno si parla molto di tumori e soprattutto di lotta contro il tumore al seno e delle tante paure e ansie che accompagnano la donna per tutta la vita. Dott. Ressa ci vuole spigare cos'è il tumore al seno, quali sono i sintomi, la prevenzione per una diagnosi precoce e i possibili trattamenti?
R.: E’ la neoplasia più frequente nella donna prima e dopo i 50 anni, è seconda solo alle malattie cardiovascolari, coinvolge il tessuto ghiandolare mammario, simbolo per eccellenza della femminilità e della fertilità nelle donne, ma anche simbolo dell’estetica femminile; colpisce 1 donna su 10 e ci sono circa 48.000 nuovi casi l’anno di tumore alla mammella. Numeri molto grandi che spaventano un po’ e che fanno di questa malattia una problema di rilevanza sociale. Numeri che spaventano ma che oggi si affrontano con delle metodiche di prevenzione e di trattamento medico e chirurgico che riportano il cancro alla mammella ad una patologia guaribile in oltre il 90% dei casi se presa in tempo. Ed è proprio qui che noi cerchiamo di combattere la lotta contro questa malattia: nella prevenzione e nella sensibilizzazione a questo problema. Abbiamo a disposizione metodiche di diagnosi precoce che ci permettono di rilevare piccolissimi noduli, piccolissime microcalcificazioni patologiche, che possono essere spia di una piccola lesione, un focolaio in situ che ancora non si è propagato e non è andato in circolo non dando segni evidenti di se e soprattutto non facendo grossi danni al nostro corpo. Andiamo sempre di più alla ricerca di lesioni molto piccole per poter essere più preventivi e conservativi possibili e garantire alle donne una più alto tasso di guarigione. La prevenzione è la migliore arma a nostra disposizione contro il tumore alla mammella. Delle volte queste lesioni possono essere totalmente asintomatiche e grazie ai programmi di screening riusciamo a recuperare una buona fetta di lesioni sospette o allo stadio iniziale. Invece altre forme di neoplasia mammaria possono dare segno di se clinicamente con la palpazione ma anche con sanguinamenti dal capezzolo o fuoriuscita di secreto francamente patologico.
La donna deve conoscere i cambiamenti del suo seno e l’autopalpazione come forma di prevenzione non aiuta tanto a fare diagnosi di carcinoma mammario ma aumenta la consapevolezza che nella propria mammella c’è stato un cambiamento che magari va indagato in maniera più approfondita o che va meglio studiato. Sentire un nodulo all’autopalpazione non significa fare diagnosi di tumore! Ci sono una serie di strutture e lesioni benigne che fanno parte della normale storia fisiologica della ghiandola mammaria: le cisti, i fibroadenomi e anche molte calcificazioni rilevate alla mammografia non sono tutte maligne. Però, ecco, bisogna aumentare la prevenzione per garantire sempre di più una maggiore chance di guarigione a quelle donne che vengono colpite nel cuore della loro femminilità e nel loro animo di donna. Oggi abbiamo a disposizione terapie mediche e chirurgiche che ci garantiscono ottimi risultati in termini non solo oncologici ma anche estetici.

D.: Una donna non vorrebbe mai perdere la sua femminilità rappresentata dal suo seno . E' corretto metterla subito al corrente della malattia che l\'ha colpita e del percorso di cure e terapie a cui va incontro?
R.: Si. La comunicazione della diagnosi alla paziente è Terapia! Secondo i protocolli europei:le linee guida EUSOMA, la comuncazione della diagnosi alla paziente va fatta in tempi precisi, va dedicato spazio e tempo, almeno un ora in un ambiente idoneo lontano da distrazioni esterne affinchè la paziente capisca bene non solo il problema che ha, ma come affrontarlo e soprattutto che in questo percorso non sarà da sola ma ha tutta una squadra di persone dedicate e specializzate in diversi campi della medicina e non solo che l’accompagnerà fino a guarigione completa. Una volta fatta diagnosi di tumore alla mammella abbiamo circa 4 settimane per poter organizzare e iniziare il percorso oncologico con la paziente. Si è visto che è un tempo standard in cui la paziente prede consapevolezza del problema e di come affrontarlo non da sola ma insieme ai propri medici.

D.: Nel caso di una donna affetta da tumore al seno è molto difficile restituire il sorriso ed è certamente importante un percorso di affiancato sostegno. Vogliamo parlare dell'eccellenza internazionale, il fiore all'occhiello oggi presente anche all'interno dell'oncologico Giovanni Paolo II, da Lei coordinato: il Centro specializzato multidisciplinare "Breast Unit"?
R.: La Breast Unit è un’unità clinica multidisciplinare dove ci sono diverse figure specializzate nelle varie branche della medicina che costituiscono il core team, per la precisione sono 8 figure: chirurgo senologo, chirurgo plastico, infermiere, radiologo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e data manager che dedicano più della meta del loro lavoro a questa patologia ed insieme a queste otto figure ci sono tutte le altre che costituiscono il team multidisciplinare e accompagnano la paziente durante tutto il loro percorso. Nella Breast Unit la paziente è al centro dell’attenzione e non è più parte passiva ma parte attiva della propria terapia. All’oncologico IRCCS di Bari la Breast Unit è attiva ed è presente gia sui portali nazionali ed internazionali più importanti come “senonetwork e breastcenternetwork”. Siamo in attesa anche della certificazione europea per la Breast Unit ed attualmente solo 8 centri l’hanno ottenuta in Italia poiche gli standar qualitativi e quantitativi sono molto elevati.

D.: L'Oncologico Giovanni Paolo II con il centro "Breast Unit", quindi, segue e supporta la paziente affetta da tumore al seno, come tutte le donne europee, in tutte le fasi della cure ed anche eventuali interventi?
R.: Si, come ho gia detto, la paziente diventa il centro delle attenzioni di tutti gli specialisti dedicati alla patologia mammaria. Ci riuniamo tutte le settimane con meeting ed audit, discutiamo il 90% dei casi trattati, cosi come ci richiedono gli standar europei ed insieme decidiamo il miglior trattamento da proporre alla paziente. Abbiamo un data manager che valuta e analizza mensilmente i dati prodotti e ci dice come stiamo andando e come e dove possiamo migliorare. La Breast Unit è un lavoro di squadra, dove ogni singolo elemento lavora per migliorare il percorso della donna nei periodi più difficili e non solo.

D.: Quanti casi/interventi avete seguito ed eseguito negli ultimi due anni e con quale percentuale di risultati?
R.: Allo stato attuale, mese di ottobre 2015, abbiamo registrato piu di 450 nuovi casi solo all’oncologico IRCCS e oltre 300 interventi di ricostruzione mammaria. Sono numeri che parlano da soli, basti pensare che per poter attivare una Breast Unit certificata EUSOMA, sono necessari 150 nuovi casi l’anno...Noi ci andiamo ben oltre e quindi in termini di “expertice e workload” non abbiamo nulla da invidiare a qualsiasi altro centro di eccelenza europeo e non.

D.: La chirurgia plastica è ormai parte integrante del trattamento oncologico: nel momento stesso in cui vengono diagnosticati un tumore al seno e la necessità di una mastectomia, può essere già programmato anche l’intervento di ricostruzione?
R.: La Breast Unit ragiona come una mente sola, oggi si parla di oncoplastica e il chirurgo plastico e il chirurgo senologo lavorano a stretto contatto e discutono tutti i casi insieme per migliorare l’approccio chirurgico e garantire non solo la radicalità oncologica ma anche l’efficacia ricostruttiva. I chirurghi si confrontano continuamente con il core team durante lo svolgimento delle attività mediche e per tutto il percorso della paziente perchè è un lavoro di squadra.

D.: Prossimamente sarà organizzato da Lei un importante convegno per una campagna di sensibilizzazione a cui prenderanno parte istituzioni e medici, finalizzato a divulgare l'importanza in una struttura oncologica dell'esistenza di una equipe multidisciplinare, utile al confronto e all'individuazione della migliore terapia strategica per la sconfitta della malattia nell'interesse della donna. Conferma?
R.: Si il 18 ottobre al Teatro Petruzzelli ci sarà una serata finalizzata alla beneficenza e alla ricerca per le pazienti affette dal carcinoma della mammella. Parteciperanno le istituzioni più importanti, personaggi famosi e medici dedicati in questo campo. Cerchiamo di sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica su un probelma così grande che ha un forte impatto sociale e che ha come arma efficace la prevenzione e la possibilità di essere seguiti da un team multidisciplinare specializzato che aiuta la paziente a scegliere la miglior strategia per sconfiggere il tumore alla mammella. Non vogliamo più che le pazienti vadano fuori regione per essere curate, quando da noi esistono delle realtà di eccellenza che offrono qualità e standard di livello elevato.

D.: La serata avrà anche scopo benefico per la raccolta fondi da devolvere per la ricerca e/o altro?
R.: Si la serata è improntata sulla beneficenza e sulla raccolta di fondi da devolvere alla ricerca oncologica, che a mio avviso è uno dei cardini più importanti per mantenere alta la qualità del servizio e che ci permette di andare avanti insieme alle altre strutture di alto livello.

D.:Infine una domanda, come medico e come uomo, qual è la soddisfazione più grande nel suo lavoro?
R.: La soddisfazione più grande è vedere che anche da noi ci sono realtà che vanno avanti nonostante i problemi e le difficoltà che una struttura come la nostra può incontrare durante il suo percorso. Abbiamo le possibilità ed i numeri per farlo e vogliamo essere presenti sul territorio. Il mio impegno è costante ed è supportato da un team eccezionale e motivato senza il quale la Breast Unit dell’IRCCS Giovanni Paolo II non potrebbe andare avanti.

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