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“Mamma mi volevi avvocato e invece dopo tre anni guadagno quasi più di papà”

Una campagna a favore della prostituzione?

Pubblicato in Psicologia il 20/06/2014 da Stefania Sinesi
Questo lo slogan shock dei cartelloni, apparsi in tutta Roma nella notte del 16 giugno, che sta facendo scalpore su social network e giornali locali. La campagna lanciata dall’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie, una realtà privata romana, mostra una giovane ragazza che ha già quasi raggiunto in soli tre anni quasi lo stesso stipendio di suo padre. Da subito sul web sono circolate voci che si potesse trattare di una trovata pubblicitaria a favore della prostituzione e che ha portato inevitabilmente ad un collegamento con il giro di prostituzione minorile ai Parioli emerso nei mesi scorsi. Tale vicenda ha lasciato il nervo ancora scoperto e di qui l’equivoco. L’allusione resta.
Solo qualche giorno fa è balzata sui mass-media la notizia delle condanne richieste per i responsabili del traffico delle baby-squillo, avvenuto alla fine dell’estate scorsa negli ambienti della Roma bene. Per la madre della ragazza più giovane coinvolta nel traffico è stata richiesta una condanna a sei anni, a cui si aggiunge anche la perdita della patria potestà. Il giro delle baby-squillo ha visto coinvolte ragazze, anche quattordicenni, che seppur consenzienti sono state condizionate dalla famiglia e dall’ambiente in cui vivono, ormai spesso depauperati dei valori fondamentali. Si è parlato anche di “festini” in cui il piacere del sesso viene amplificato da quello delle sostanze stupefacenti, trappola questa da cui difficilmente se ne potrà venir fuori se non mediante interventi rapidi ed efficienti. Un dato allarmante è che non si sente parlare della figura paterna e che sono le madri stesse a rompere i codici del rispetto del corpo delle proprie figlie, spingendole, a volte, in loschi giri e allontanandole persino dall’obbligo scolastico. Alcuni genitori si preoccupano di quello che accade al di fuori delle loro famiglie, ma spesso dimenticano ciò che esiste all’interno, ancor più pericoloso e insidioso perché in esso si riflettono tutte le inadempienze e le cecità degli adulti. In un contesto sociale e familiare che sta rinunciando a porre limiti e a far valere le regole, come si può pretendere che gli adolescenti intraprendano percorsi sani?


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