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La grammatica del dolore

Un nuovo 'pensiero spettinato' di Margherita De Napoli

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 29/06/2015 da Margherita De Napoli
Margherita De Napoli, Scrittrice e Autrice
“Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri. I suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri.”.
Paracelso (medico, filosofo)

C’è una condizione che mette in luce tutta la fragilità dell’essere umano e alla quale bisognerebbe prestare particolare interesse: il momento in cui avviene l’incontro con una malattia.
Quando si lasciano le familiari pareti di casa per le estranee stanze di un ospedale si sperimenta il 'trauma della degenza'. Nel malato si genera uno spaesamento perturbante che provoca sofferenza che si aggiunge a quella del corpo. Come risponde la Società a queste necessità? Il nostro sistema sanitario sa, nelle sue istituzioni, usare una lingua diversa da quella quotidiana?
Dove s'impara la grammatica del dolore? Non certo nelle scuole, né nelle università.
In quei luoghi un fantasma si aggira: il sentire.
E' tenuta in conto solo la dimensione razionale, l'intelletto, mentre viene ignorata la dimensione affettiva. Perchè una cura sia più umana bisogna coinvolgere la propria sensibilità, per essere aperti alla parola dell'altro bisognerebbe essere in comunicazione con le "voci di dentro". Il contatto con l'emotività spaventa.
Per provare empatia bisogna lasciarsi toccare dagli stati d'animo(rabbia, tristezza, paura)di chi ha bisogno, ma se si è chiusi ai propri questo è impossibile, si è sordi.
La parola che conforta, la parola-balsamo che consola, nasce dal cuore non dalla testa. Il gesto premuroso è mosso dalla com-passione, solo così si riesce ad accarezzare la sofferenza "disumana" di un malato. Spesso si distoglie l'attenzione dal quel dolore perchè si legge sul suo volto la propria vulnerabilità e si ha paura. Il "corpo in pena" mette a nudo le angosce legate alla nostra caducità, per questo si volta lo sguardo altrove, per non sentirle echeggiare nell'animo.
La vera partecipazione può arrivare solo quando si metta in gioco l'emotività, ma se per un medico il camice bianco diventa una corazza, nessun dialogo autentico potrà mai esserci. La "crisi d'ascolto" non si registra solo negli ospedali, riguarda anche le relazioni familiari, quelle tra professori e alunni, tra coppie. In realtà ormai l'ascolto è limitato ad un distratto prestar orecchio. Il vero colloquio è raro perchè accade solo quando ci si mette l'anima, ed una medicina con l'anima è quello che i pazienti, impazienti, attendono.



Fabrizio de André canta il brano "Un medico" tratto dall' "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters
https://m.youtube.com/watch?v=TPyY_uzk3SE