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Il sogno di una casa automatizzata

I prolungamenti tecnologici potrebbero trasformarsi in trappole micidiali

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 13/05/2014 da Margherita De Napoli
La porta si chiuse alle sue spalle.
Amo la mia casa- pensò - è la mia tana, il mio rifugio, così accogliente e silenziosa, il mio luogo ideale.

Questi piacevoli pensieri lo accompagnavano mentre andava al lavoro. Durante la giornata l’aria si raffreddò e il freddo divenuto pungente, lo prese alla gola . La sua voce si abbassò.

A sera,sulla via del ritorno cominciò ad avvertire dei brividi, forse aveva anche qualche decimo di febbre.

Lo rassicurava l’idea che tra qualche attimo sarebbe stato nel suo guscio caldo.

“Sono io” disse al citofono, ma non sentì lo scatto della serratura.

Rimase perplesso:“Sono io”, ripeté con la voce arrochita dal raffreddore.

Niente, il silenzio più assoluto, nessun clic. “Ma che succede, perché la porta non si apre?”

La casa rimaneva immersa nel buio.

“Sono io”- gridò questa volta, “sono il tuo padrone, non mi riconosci? Apri!!”

Sul display apparve la scritta: “L’utente non è abilitato”.

Cominciò a girarle attorno sperando di trovare un varco, una finestra dimenticata aperta, ma no, era una fortezza sigillata. Tornò davanti alla porta e cominciò a prenderla a calci, imprecando.

“Non mi riconosci?”.

Maledì il giorno in cui aveva installato il riconoscimento vocale, il sofisticato apparecchio non poteva riconoscere quella voce alterata dalla raucedine.

Si sentì soffocare,boccheggiava…

Si svegliò e rigirò nel letto, il sudore incollato addosso.

Dopo un attimo di smarrimento capì che era stato un incubo, per terra una rivista ancora aperta: “La casa dei vostri sogni”, un titolo invitante, e sulla copertina proprio quella bellissima immagine che durante il sonno si era trasformata da futura affascinante promessa in angosciante minaccia.

Fu contento di esser ancora nel 2014.

E se fossimo noi domani, i protagonisti di una storia come questa?

L’uomo civile, scriveva Freud, “ha scambiato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”.

I prolungamenti tecnologici a cui affidiamo la nostra comodità e sicurezza potrebbero trasformarsi in trappole micidiali, in tentacoli che immobilizzano togliendoci la libertà. Abbiamo ormai dimenticato la sensazione di spaesamento provata quando oltre 10 anni fa, il 28 settembre 2003, siamo rimasti per 24 ore senza elettricità.

Alcuni rimasero al buio perché le tapparelle elettriche erano sigillate, altri non poterono uscire di casa perchè i cancelli erano irrimediabilmente chiusi, in diverse abitazioni non arrivò più l’acqua e chissà quante altre situazioni in cui si dovette fronteggiare l’emergenza di un Paese privo di corrente.

Tv e radio mute. E noi, tagliati fuori dai rassicuranti flussi comunicativi, ci sentimmo come sospesi in un’atmosfera irreale ritrovandoci addosso tutte le paure e le ansie che, presi nel vorticoso movimento del nostro vivere, riusciamo a rimuovere. Costretti a star fermi insieme a tutti gli elettrodomestici spenti, era come se anche a noi avessero staccato la spina. Nella testa solo una domanda pulsava:“Cosa sarà successo?” “Un atto terroristico?”. Nessuna risposta poteva tranquillizzarci fino a che, magari attraverso una vecchia radiolina a batterie abbandonata in un ripostiglio, ci riconnettemmo col mondo esterno.

E’ in quelle occasioni che avvertiamo la nostra fragilità e impotenza, per questo forse ci rivolgiamo alle “protesi” elettriche per puntellare le nostre umane insicurezze.

E la domotica, la nuova scienza che progetta le “case intelligenti” quali vantaggi ci porterà? Già si parla di elettrodomestici in grado di interagire tra loro, messi in “dialogo” con un impulso del telecomando. Qui la fantasia si può sbizzarrire immaginando frigoriferi che confabulano con il forno a microonde sulla cena da preparare.

Sperando che non litighino per il menù o per gli ingredienti di una ricetta.

Eccolo il sogno di una casa automatizzata che potrà soddisfare tutte le nostre esigenze.

Nella nostra cyber casa avremo anche robot tuttofare che ci daranno una mano nelle faccende domestiche. Torna in mente il famoso film “Io e Caterina” in cui Alberto Sordi si trova a fare i conti con una colf-robot che tra valvole e bobine nasconde emozioni umane. Come non ricordare poi “Il dormiglione”, la divertente pellicola di Woody Allen.

E quanti libri ci hanno fatto intravedere il futuro? Autori come Philip Dick, Asimov e Orwell hanno regalato delle bellissime pagine di fantascienza, scenari inquietanti disegnati dalle loro penne.

Senza andare troppo lontano anche in Puglia abbiamo lo scrittore di science fiction Vittorio Catani.

In America, per S.Valentino, due fidanzati, come prova d’amore, si sono impiantati un microchip sotto cute, così basterà avvicinare il polso al lettore del software per condividere l’accesso ai reciproci pc, appartamenti e auto. Un chip…è per sempre!



Una divertente clip con Antonio Stornaiolo e Diego Abatantuono tratta dal film “Buona Giornata”

http://m.youtube.com/watch?v=DpmMDroha5g



Un’intervista ‘fantascientifica’ a Vittorio Catani

http://cogitoblog.ilcannocchiale.it/print/2350266.html