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I timidi per la nostra società, sono soggetti inibiti

Secondo i genetisti 5-HTTLPR è la variante di un gene responsabile della timidezza.

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 01/04/2014 da Margherita De Napoli
Sorrise come soltanto i veri timidi sanno sorridere. Non era la risata facile dell'ottimista né il rapido sorriso tagliente dei testardi ostinati e dei malvagi. Non aveva niente a che fare col sorriso equilibrato, usato di proposito, del cortigiano o del politicante. Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall'abisso profondo, buio, più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda, che è dentro di loro. (Ernest Hemingway)



5-HTTLPR la variante di un gene responsabile,secondo i genetisti,della timidezza.
Per la nostra sfacciata società i timidi con i loro pudori,i loro rossori sono soggetti “socialmente inibiti”.

La sfrontatezza,la spudoratezza sono oggi delle virtù, per avere successo bisogna aprire la zip dell’anima ed esibire -possibilmente davanti all’occhiuta telecamera- la propria interiorità.

E allora ecco la timidezza, l’introversione viste come handicap nella nostra sfrontata e rampante società.
“Sta in disparte. Preferisce il silenzio. Non socializza”. Non potrebbe essere una larvata protesta contro un mondo chiassoso? Una specie di resistenza passiva alle intrusioni di occhi indiscreti che dall’esterno cercano di rubarci ciò che di più intimo e profondo abbiamo: l’anima.
Eppure la timidezza può nascondere un animo sensibile,un animo portato a coltivare la creatività. Ma anche anima è parola dismessa,un fardello da cui liberarsi,la sensibilità è una “merce” che sul mercato non vale nulla. Va di moda il cinismo,la furbizia, i “vincenti” sono i disinibiti, i maleducati. I bisogni di solitudine, di lentezza, di quiete sono visti con sospetto, diventano quasi spie di malessere.

Così si stigmatizzano i timidi piuttosto che interrogare la società su i suoi valori (efficienza,velocità,successo) e sulla favola che vuol far credere che il benessere materiale sia garanzia di felicità. Come possono non esserci ansia e frustrazioni se si continua a spingere a tavoletta sul pedale delle aspettative illusorie?

Cosa accadrebbe invece se guardando da un’altra prospettiva i genetisti studiassero il dna per identificare il gene responsabile di comportamenti aggressivi, arroganti? Questo dimostra come anche le ricerche siano viziate da una determinata interpretazione della realtà. E non sarà che non si vogliono toccare le dinamiche di potere?

Chissà come mai nel palinsesto educativo latita la psicologia, eppure 2000 anni fa il filosofo Socrate suggeriva: “Conosci te stesso”. Perché la scuola non aiuta i giovani a decodificare il linguaggio delle immagini in modo da renderli meno vulnerabili alle suggestioni dei mass media? Davvero si vuole una generazione che sappia utilizzare il senso critico, cosciente dei sommovimenti della psiche, dei conflitti interiori, del fatto -ad esempio- che spesso l’aggressivo è un timido che ha indosso una maschera e che dietro quella maschera c’è paura?
Certo, se la società premia l’arroganza difficilmente ne andrà a sondare le radici.
E poi ci si stupisce solo per la violenza gridata, quella esplosiva degli stadi ,quella che come un geyser erutta all’improvviso. Ma delle piccole sottili silenziose “violenze” quotidiane, delle ingiurie e vessazioni, del lato oscuro della Burocrazia o delle Istituzioni nessuno parla. Molto meglio lasciare il mondo come sta, mettere sotto la lente d’ingrandimento chi nei rapporti sociali risulta il più “debole”, quello più sensibile. Paradossalmente, chi disturba di più è chi grida di meno, chi non si omologa all’agitazione e irrequietezza collettiva, al vociare coatto.

Basta quel passo indietro, quell’essere defilato -mentre tutti si spintonano per stare in prima fila sul palcoscenico- per renderlo scomodo. La timidezza patologica degli adolescenti viene anche chiamata “Sindrome di Linus”: uno dei sintomi è la paura di essere giudicato, di sembrare goffo, “imbranato”. Secondo i nostri metri di giudizio, una persona in gamba deve essere sciolta, disinvolta…che importa se poi questa per sembrarlo chiede un “aiutino” ad alcool o a stupefacenti? Quello che importa è che l’apparenza sia salva. Le pressioni sociali all’interno dello “zoo umano” (Desmond Morris) rischiano di mettere k.o. proprio i cuccioli di uomo più ricchi di umanità, quelli che ancora arrossiscono.



Libro consigliato: La vita schiva Il sentimento e le virtù della timidezza”. (Duccio Demetrio)



Soundtrack consigliato: "Non arrossire" cantata da Morgan con immagini da "Luci della città" di Charlie Chaplin


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