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L'uomo del marciapiede

Uno stralcio del racconto di Daniela Baldassarra

Pubblicato in Narrativa il 31/10/2014 da Daniela Baldassarra
(…)
...E' così difficile incontrarsi...ma è ancora più difficile saper restare in un incontro, e trasformarlo in un domani, in un ancora, in un'altra volta, in un per tanto tempo, perché purtroppo non è neanche dato sapere ciò che provochiamo negli altri, ciò che siamo ai loro occhi: insignificanti, indispensabili, inutili... Quando quel giorno mi è sembrato di toccarti, forse era solo ciò che io volevo credere, quello che io desideravo, ma probabilmente non c'era stata nessuna gioia condivisa. Pensa se avessimo fatto l'amore. Magari io avrei creduto chissà che, e invece mi sarei trovato tra le mani un corpo capitato lì un po’ per caso, un po’ perché ti andava, un po’ perché si sa che certe sere va a finire così. Nient'altro.

Tutto questo avrei voluto dirlo a lei, o scriverglielo, ma non l'ho fatto. Mi sono arreso, come sempre, all'apatia. E spreco il mio tempo a fantasticare. La mia fantasia, almeno lei, la lascio vivere.
Una scena che immagino spesso è quella di noi due che ridiamo su un divano. Non è completa questa fantasia, nel senso che non ho mai pensato, per esempio, all'ipotetico motivo delle nostre risate, ma solo a lei che ride. E a me che le accarezzo i capelli e le dico quella frase scontatissima che quando ride è più bella del solito. Sì lo so, sarà pure terribilmente inflazionata questa frase, ma io lo penso davvero e glielo voglio dire. Una cosa così mi piace sognare, semplice, niente effetti speciali. E' così triste che situazioni assolutamente banali per alcuni possano essere solo illusioni per altri. Questo fa la differenza tra gli uomini e i poveri cristi.

Ogni tanto lei si affaccia sulla soglia del negozio ed io mi volto subito verso il mare. Mi vede, lo so, sto qui apposta per farmi vedere, e sicuramente crede che io ami il mare. Non sa che amo lei.

Ogni persona che mi passa accanto su questo marciapiede porta con sé una storia presente, dei ricordi dal passato, e dei desideri per il futuro. Già, il futuro...la gente s'affanna a correre dietro al tempo, incontro a questo avvenire che si vuol immaginare per forza più degno d'attenzione del presente.
Ed io? Io sono immobile sotto questa grandinata di storie, ricordi e desideri. Immobile come una statua il cui marmo vince sempre contro le intemperie del tempo. O magari perde, perde ogni giorno contro la vita.
Potrei chiedere a questi sconosciuti cosa sia giusto fare. Ne fermerei qualcuno a caso e gli direi: "Ehi tu, figurante, come posso fare secondo te a liberarmi dalla morsa di questo sentimento?" E vorrei che la risposta fosse: "Lascia perdere, non è come vogliono farti credere, l'amore non è niente di speciale, è solo una storia che hanno inventato per scrivere canzoni e poesie...si sa, l'Italia è un paese di poeti e musicisti...e come si dovevano campare tutti se non inventavano questo Amore?"
Io davvero pagherei per credere a una cosa del genere, ma la verità è che nessun uomo può vivere di sé.
E poi....e poi si fa notte. E il cielo buio e il deserto delle strade a volte sono clementi, mi danno la sensazione che il loro silenzio sia d’accordo, almeno lui, col nulla che ho lasciato dietro e con quello che vedo se guardo in avanti.
(…)

- dal racconto “L’uomo del marciapiede”

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