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Sempre di più

Uno stralcio del racconto della scrittrice e attrice Daniela Baldassarra

Pubblicato in Narrativa il 18/11/2014 da Daniela Baldassarra
(…)
…E ho puntato al tuo essenziale, a quel piccolo frammento di luce nascosto in fondo all’anima, giù giù.
Non tutti possono vederlo, ma io sì. L’ essenziale è ciò che noi eravamo prima di venire al mondo, prima che la vita ci plasmasse, ci trasformasse, ci rendesse scaltri, egoisti, indifferenti, solitari. E’ la nostra parte più bella. Ed è a quella lucina che ho mirato. Ho puntato tutto quel che avevo, tutto l’amore che ho potuto racimolare dentro di me. Ci ho creduto. Tanto. Sempre di più. E ho iniziato ad amare anche le tue mani grandi…
…Già, prima non mi piacevano, ne avevo paura. Ho conosciuto altre mani grandi…facevano male…picchiavano forte, così forte da riuscire a colpire il cuore…segnavano di rosso la mia pelle di bambina…odiavo nascondere i lividi…Ora non ci sono più, è vero, ma purtroppo dei segni sono rimasti, invisibili ai più e, forse, anche a te.
A quell’età non si dovrebbe sapere cos’è la violenza, bisognerebbe solo pensare ai giochi, al primo fidanzatino a cui regalare un pelouche, agli amichetti della piazzetta sotto casa. A dodici, tredici anni gli amici sono la vita, sono il sale. Poi…panta rei…tutto passa…e tutto cambia…e anche i miei amici sono diventati parte di quel tempo avvelenato….e per provare a dimenticare i segni rossi tra le cosce, ho scelto di dimenticare i miei amici, la bicicletta, gli autobus presi senza biglietto, il mare, prima con due braccioli, poi con uno, i primi bigliettini con su scritto vuoi essere la mia fidanzata, il cinema col biglietto ridotto perché ero bassa, le partite di calcio maschi contro femmine, gli occhiali rotti per le partite di calcio maschi contro femmine. Via, tutto buttato via, cancellato, bandito. Ora gli amici non li ho più, sono stati loro a dimenticarmi, però io quei segni rossi me li ricordo ancora bene.
E il pensiero di quel tempo è il buio che insegue la luce di ogni mia giornata, è il suono della paura che toglie ritmo ai miei passi, è l’inquietante din din dei ricordi che toglie il sonno alle mie notti. Può quel momento continuare a sopravvivere a tutto il tempo del dopo? Le macchine che corrono, ogni giorno, bagnano quel tempo di pioggia e lacrime; la gente che arriva, ogni giorno, prova a mortificarlo con gli inutili pareri di chi non sa; gli orologi, col loro monotono girare intorno ogni giorno, provano ad allontanarlo rendendolo nebbia…Eppure nel mio stomaco quel tempo continua a pulsare, come se il cuore avesse cambiato posto, o come se si fosse stancato e avesse ceduto il posto a qualcun altro, in quest’insopportabile maratona di dolore che è la vita dopo tanta violenza.

Però amore mio, in tutto questo girotondo di dolore e tentativi di oblio, le tue mani grandi hanno saputo accarezzarmi…e sono state proprio le tue carezze a riaccendere l’ essenziale dentro di me. Con te e solo per te ho ricominciato, giorno dopo giorno, abbattendo le trincee della mia anima…sempre di più…E il dolore di quel tempo, misto a te, com’è possibile, mi rende viva oggi, e anche se continua a sbattermi contro paure, ossessioni, vergogne, mischia timidi sorrisi segreti di rinascita al bagnato delle lacrime. Segrete.
(…)
Non posso perderti.
Se andassi via, per me sarebbe la fine. Qualcuno ha deciso di regalarmi una seconda possibilità, un’altra occasione per ridar vita a quelli che erano ormai i brandelli del mio io. Tutto questo sei tu. Ed io non posso sprecare questo dono. Non a tutti è concesso di vivere due volte.

…Sai a cosa sto pensando… Anche tu, quando vuoi, sei capace di leggermi dentro. Conosci le mie stanze segrete, il rimbombo del loro vuoto, stanze chiuse a chiave, mai ripulite, mai rinfrescate, piene di polvere e ristagno. C’è da farsi del male in quelle stanze segrete, un male che non molla mai la presa…
(…)

- dal racconto ‘Sempre di più’

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