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E pensare che volevo essere Giacomo Leopardi

Un estratto dal monologo di Daniela Baldassarra

Pubblicato in Narrativa il 10/04/2015 da Daniela Baldassarra
Daniela Baldassarra, autrice e attrice
(…)
…io sono molto felice di essere qui…mi hanno detto che c’è gente disposta ad ascoltare…e sapete, di questi tempi, è cosa rara…Tutti parlano, parlano, bla bla bla… Ma chi ascolta? Nessuno.
Tutte parole buttate al vento!
Allora, educazione vuole che io mi presenti. Scusate l’abbigliamento, ma arrivo direttamente dal cantiere, considerata l’occasione non volevo rischiare di fare tardi.
Io dovrei presentarmi dicendovi come mi chiamo e che lavoro faccio ma…non mi piace. Non vi direi niente di me così. Anche perché che faccia il muratore credo sia evidente...
Ma non fermatevi alle apparenze! Perché uno che fa il muratore non è detto che poi sia effettivamente un muratore.
Avete mai pensato alla differenza tra quello che si fa e quello che si è?
Io ci penso in ogni momento.
C’è gente che ha la fortuna di fare nella vita quello che è, e queste persone, poche eh, non hanno un granché da dire, perché sono felici, si sentono realizzate, si sentono se stesse…e poi c’è chi nella vita, per circostanze più o meno varie, fa ciò che non è, perché non riesce a fare ciò che è, o perché forse la gente non vede ciò che è perché si ferma a ciò che fa.
Mi seguite? Un po’ complicato?
Avete ragione…
Pensate che qualche giorno fa io ho preso un vocabolario e me lo sono letto tutto. Tutto. Dalla A alla Z.
Perché mi cercavo. Ebbene sì. Cercavo me stesso nel vocabolario. Una definizione appropriata per me. Per essere sintetico e chiaro.
Dunque, la definizione è questa: “Che non riesce a concretizzare le sue aspirazioni, che non conclude nulla di buono. Non riuscito, andato a vuoto”.
Questa definizione corrisponde ad una parola che, dico la verità, non mi piace molto. La parola è FALLITO.
Già…fallito…
Ma non è tanto la parola in sé che mi dà fastidio, quanto la definizione di “NON RIUSCITO”. Mi ricordano mia madre queste maledette parole, lei me lo dice sempre che “non sono riuscito”….lei mi dice sempre tante cose…ma quasi tutte le sue parole somigliano veramente tanto a FALLITO.
…E chi l’avrebbe detto…ci ha preso in pieno allora…anche il vocabolario le ha dato ragione!

(…)

Sapete, spesso, non trovando né consolazione, né sorpresa negli uomini, faccio quattro chiacchiere con Dio. Sì, sì, quattro chiacchiere da buoni amici.
Beh? Che avete da guardare? Dio è di tutti, mica solo vostro. È anche mio.
E l’altro giorno mi sono pure un po’ arrabbiato con Lui.
E che cavolo, non chiedo mai niente, un desiderio ho, quello di fare lo scrittore, e Lui neanche una mano mi da!
Allora gli dissi: “E va bene che nel mondo ci sono problemi più urgenti, per carità, alzo le mani, però anche il mio problema non è da sottovalutare se analizzato bene bene”.
E mi spiego. Voi forse davanti ai vostri occhi in questo momento vedete un operaio che si sente frustrato, insoddisfatto della sua vita, che vuole che qualcuno lo chiami SCRITTORE per illudersi di non essere ciò che è, e mi ripeto, cioè un fallito.
Bene. Questa sarebbe una sintesi superficiale, abbastanza cattiva e soprattutto inesatta.
La verità…la verità è che io…io sono…sono tutti voi. Tutti voi presi singolarmente.
Tutti voi che non vi riconoscete nella vita che fate, sono tutti voi che non vi sentite amati, io sono tutti voi che vi sentite soli, incompresi, sono tutti voi rassegnati a una vita che non vi piace e che non avete la forza o i mezzi per cambiare, sono tutti voi quando vi sentite tristi senza un motivo preciso…talmente tristi da non riuscire neanche a piangere…io sono tutti voi quando vorreste strapparvi il cuore dal petto e buttarlo via per quanto fa male…
Ecco perché Dio…perché a chi altri chiedere aiuto se nessuno di noi si riconosce nel mondo in cui vive?
Allora io chiedo a Dio: Perché?
Perché questa orrenda solitudine se siamo così tanti?
(…)

- dal monologo “E pensare che volevo essere Giacomo Leopardi”